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6 agosto 2009 | “Honduras: sanguina nuovamente una ferita del mondo” | “Il silenzio è tradimento.”

4 luglio 2010 Nessun Commento

“Honduras: sanguina nuovamente una ferita del mondo”
I lavori seminariali di questa mattinata del 6 agosto sono stati occupati dalle esperienze di diverse situazioni di mancato rispetto dei diritti umani. L’America latina è presente al Tonalestate con studenti salvadoregni, messicani, venezuelani, esponenti di associazioni e volontari in progetti di solidarietà. Grande commozione ha suscitato l’intervento di un giovane e fiero professore dell’Università di Tegucigalpa, in Honduras che ha raccontato della sua terra tra vecchie ferite e nuove urgenze create dal colpo di stato.
Si è annunciato con le parole che testualmente riportiamo: “Lo que hoy explicare, no sólo es el fruto de mi vivencia directa y concreta con los hechos, tratare también, de dar un juicio a través de una educación continua hacia el reconocimiento del “otro” come complemento de mi “yo” verdadero”.
La situazione di povertà del piccolo Stato è tra le più gravi della regione, seconda solo ad Haiti; si perpetuano diseguaglianze nella gestione della sanità, dell’educazione, della sicurezza tra pochi ricchi che possono godere delle tecnologie, delle strutture e della assistenza sociale e una grande maggioranza di cittadini tenuti lontani da tutto ciò che serve al vivere con dignità. Mancano i medicinali o arrivano negli ospedali pubblici scaduti, i bambini, invece di frequentare la scuola primaria, vivono per le strade per guadagnare ciò che serve alla famiglia; molti giovani honduregni muoiono per le strade magari per difendere un cellulare. L’indifferenza verso questa situazione pone già qualcuna delle spiegazioni a quanto è accaduto il 28 giugno scorso quando la capitale si è svegliata senza energia elettrica, con i supermercati chiusi e l’inizio di una battagli urbana combattuta con le pietre. I mezzi di comunicazione sono stati censurati e militarizzati, ragazzi sono morti, persone sono scomparse. E’ recentissima la notizia che i militari sono entrati anche nelle università. La sofferenza, già così presente tra la gente, si acquisce, ma il Relatore ringraziava di aver potuto ascoltare, lui stesso e i suoi ragazzi, le testimonianze da Gaza, dall’Irlanda, dal Giappone perché hanno fatto conoscere quanti lavorano infaticabili perché non venga meno l’attenzione all’uomo. In questa iniziativa, umile e troppo sconosciuta, sta il seme della giustizia che gli uomini pretendono. “Yo con mis amigos y familia regresaremos a Honduras sabiendo tal vez que la situatión ha empeorado, pero atraídos de algo misterioso, responsablemente, somos llamados a ester ahí, en compañía, sabiendo que sin el orto yo no estoy completo.”

 

 


“Il silenzio è tradimento.”
Una grande immagine del “Caino e Abele” di Chagall fa da fondale ai Relatori di Tonalestate. La scena è di tremenda attualità sulla Terra.
Quale storia volete conoscere? – ha chiesto il rabbino Jeremy Milgrom al folto pubblico di questa terza giornata dei lavori dell’happening 2009. I fatti di Gaza e la realtà della Terra definita “santa” sono stati raccontati dalle esperienze dirette di Donald Moore, Jeremy Milgrom, Michel Warchawski, Daniel Rossing, Samah Jabr.
Sono passate immagini che i média non hanno ripreso e le parole che le commentavano o le storie che dolorosamente (ma anche raccontate con l’ironia teatrale, da cantastorie, come si è definito il dott. Milgrom) ne seguivano hanno denunciato l’immensa violenza dell’operazione piombo fuso contro chi non è considerato un essere umano. Forse, come ha detto Donald Moore, anche in questi giorni dobbiamo parlare con umiltà, sapendo che la nostra visone rimarrà sempre limitata e incerta, ma abbiamo la responsabilità di denunciare la violenza ingiusta dell’uomo sull’uomo, la verità del dolore, dell’oppressione, della barbarie. Le voci di stamattina si sono alzate per dire ai partecipanti del Tonalestate e al mondo i fatti che non si conoscevano e per spiegare gli orrori delle logiche coloniali che impegnano ancora l’azione politica.
Francis Brolly che raccontava del felice esito del dialogo di riconciliazione in Irlanda, e la storia di un ragazzo giapponese emigrato in America per sfuggire alla politica imperialista del suo Paese alle soglie del secondo conflitto mondiale, raccontata dalla professoressa Kaoru Yoschimi, hanno potuto farci riconoscere parte di un unico mondo e di un’unica speranza, denunciando la menzogna della contrapposizione tra il mondo civilizzato e quello della barbarie e del terrore e consegnando la certezza che c’è sempre una possibilità quando gli uomini non accettano nel proprio cuore la violenza e la rassegnazione: per essa è necessario lavorare, conoscere, lottare, creare unità tra gli uomini. Qualcuno dei ragazzi che seguono i lavori raccoglieva una frase delle relazioni e commentava che gli sembrava di aver acceso una piccola fiammella dentro di sé, una inquietudine per il destino dell’umanità e, forse, questo ha reso il buio meno profondo.

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