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Comunicati Stampa Tonalestate 2002

1 luglio 2010 Nessun Commento

Esistono già degli esempi di un’Antigone che non è morta? Sì, forse sì: l’esempio più rappresentativo in questo senso è probabilmente quello del premio Nobel per la Pace nel 1993, Nelson Mandela. A pensarla in questo modo è il prof. Massimo Toschi, ordinario di storia e filosofia e uno dei componenti del Comitato di Conulenza per la promozione della cultura della pace.
Partendo da questo esempio, Massimo Toschi aprirà, assieme alla presidente dell’associazione Tonalestate, il Convegno internazionale in programma da oggi fino al 4 agosto alla Sala Consiliare del Comune di Ponte di Legno al quale partecipano circa trecento giovani provenienti da varie parti del mondo. 
Antigone che non può morire è un tema provocativo alla cultura della pace e, come spiega, Massimo Toschi, “Nel nostro Paese manca una cultura della pace rinnovata, dove per rinnovata si intende il punto di vista della vittima. In questo senso il lavoro svolto dall’ex presidente del Sud Africa, Nelson Mandela, è quello più esemplare. Lui avrebbe avuto tutti i motivi per covare rancore, mentre è riuscito a diffondere i messaggi del perdono universale e della comprensione non solo fra bianchi e neri, ma anche fra neri e neri e fra bianchi e bianchi”.
Partire dal punto di vista della vittima, ha spiegato Massimo Toschi, significa riconoscere l’inutilità e l’ingiustificabilità di ogni guerra e delle sue vittime. “Il comandamento della Bibbia Non Uccidere – ha continuato Massimo Toschi – andrebbe preso sul serio, cioè non solo nel singolo vivere quotidiano, ma soprattutto nella vita di relazione legata ai rapporti fra Stati. Se si considera che ogni guerra “moderna” su cento vittime ne conta sette militari e 93 civili, di cui 34 bambini, si capisce come tutto ciò contrasta con la “legge della coscienza”, tanto per usare un’espressione di Don Milani”. 
Antigone dunque non deve morire, fa eco la presidente di Tonalestate, Maria Paola Azzali, “Perché una rivisitazione del sacrificio della giovane tebana che non tradisce, a costo del sacrificio personale, la legge iscritta nel cuore di ogni uomo può fare riferimento a un’umanità che, ancorandosi a una logica di giustizia, possa vivere estranea a quella rivalsa e a quella vendetta che aboliscono la pietas”. 
L’evento culturale, che vedrà la partecipazione di persone provenienti da vari Paesi, di diverse culture e condizioni, intende offrire l’opportunità di un acuto affronto di quella realtà che tocca tutti nel vivere l’attuale clima di esplicita “guerra continua”. 
“Tonalestate – ha concluso la presidente Azzali – è un un tentativo di collaborazione alla costruzione di un possibile e nuovo bene comune, nella necessità di restaurare il mosaico di una vera pace e di una giustizia che, come ha più volte ricordato la solitaria voce controcorrente di Giovanni Paolo II, non possono essere mai separate dalla logica del perdono”.

Domani il convegno internazionale entrerà nel vivo dei lavori con le relazioni, al mattino, del filosofo Emanuele Severino, del biologo Edoardo Boncinelli e, nel pomeriggio, dell’architetta Maria Antonia Muniz, del classicista Valerio Massimo Manfredi e di Don Oreste Benzi. In serata invece la serata sarà animata dalle relazioni in tema musicale di Giovanni Lindo Ferretti.
Di questi personaggi troverai in allegato i vari profili professionali.


Un brevissimo resoconto degli interventi del 31 luglio relativi al seminario internazionale Tonalestate. La seconda giornata di lavoro è stata dedicata al tema “Cinismi e violenze: resistere riabilitando il conoscere”; hanno parlato il filosofo Emanuele Severino e l’architetto Maria Antonia Muñiz. Ti ricordo che pomeriggio parleranno il professor Valerio Massimo Manfredi (figura classica di Antigone) e Don Oreste Benzi (Nuove forntiere della schiavitù) che porterà in sala l’esperienza diretta raccontata da una prostituta. Il resoconto degli interventi del Professor Manfredi e di Don Benzi, i cui discorsi inizieranno alle 17 di questo pomeriggio, saranno inseriti nel comunicato stampa di domani. Intato ti ricordo il tema di domani, “Un segno di credibilità per la fede e le fedi: la pace”, e i relatori di cui ti allego i curriculum. Qui di seguito troverai anche il programma del convegno con i titoli dei relatori. Ti ricordo fra gli altri, il giurista Anwar Abu-Eisheh (professore di diritto all’Università al Quds di Gerusalemme), il professore Nicola Zitara (storico), il professor Jamal Zahalka (arabo fra i più attivi contro la politica dell’embargo) e il professor Michael Warschawski (figlio del rabbino di Strasburgo e uno dei più ferventi difensori dell’avvicinamento Israelo-palestinese).

PACE E GUERRA HANNO UNA STESSA RADICE

Il rapporto fra cristianesimo e ateismo non è così conflittuale come si potrebbe pensare a prima vista. E’ questo il concetto da cui è partito il filosofo Emanuele Severino per parlare de “Il pensiero contemporaneo e la tecnica. Filosofia ed epistemologia per l’occidentale pensiero folle” titolo del suo intervento al Tonalestate, il Convegno internazionale in programma a Ponte di Legno fino al 4 agosto. 
L’intervento di Severino si richiamava alla tematica più generale di “Antigone non deve morire”, spunto del seminario sulla cultura della pace. In questo contesto Severino ha lanciato questa mattina un interrogativo di forte riflessione: “Nelle categorie della pace e dell’amore sono nascosti i germi della guerra e della violenza?” Con questa domanda il professore ha voluto far ricadere il legittimo sospetto sulla vicinanza fra questi concetti contrapposti, spiegando che “Pace e amore non sono solo valori innocenti, giacché hanno la stessa anima dei sentimenti seppur negativi di violenza e odio”. 
Il discorso appare ancor più appropriato proprio nel momento in cui Tonalestate viene a sapere dal gruppo dei suoi giovani studenti giapponesi che il governo nipponico sta lavorando seriamente ad una proposta di legge per modificare la Costituzione e consentire la fabbricazione della bomba atomica. 
E allora si domanda il professor Severino, “Che cosa bisogna fare per la pace? La risposta potrebbe essere quella di non nascondere il conflitto esistente. I popoli devono conoscersi senza perdere di vista la conflittualità comunque esistente fra le grandi culture a confronto, così come non va perso di vista la differenza fra le grandi forme della civiltà: capitalismo, democrazia, religione e comunismo”. La riflessione si inserisce in un contesto particolare in cui l’asse della dialettica si è spostata dai cardini Est-Ovest a quelli Sud-Nord. “L’ex Unione Sovietica – ha fatto notare il filosofo Severino – ha ceduto all’Islam il compito di guidare i popoli poveri contro quelli ricchi. Anche l’Islam è una delle grandi forze dell’Occidente, cioè uno degli alleati contro le età del presente, l’età della tecnica: il vero nemico – il vero “Satana” – dell’Islam non è il consumismo americano, ma l’atteggiamento che lo produce. In questo contensto trova maggior forza il concetto in base al quale non può esservi libertà senza verità”.
Il discorso di Maria Antonia Muniz, architetto in Messico di una nuova Università è stato invece incentrato sulla nascita di questa Università (con corsi di laurea in contabilità, filosofia e architettura) facendo notare tutte le difficoltà incontrate in un Paese che predilige la scuola privata a quella pubblica.


Resoconto degli interventi del 1 agosto relativi al seminario internazionale Tonalestate dedicato al tema di “Antigone non deve morire”. La terza giornata di lavoro è stata dedicata al tema “Un segno di credibilità per la fede e le fedi: la pace”. Nella mattinata hanno parlato il Prof. Emile Shoufani, Curato di Nazareth, il Prof. André Chouraqui, scrittore e traduttore delle Sacre Scritture e il Prof. Dalil Boubaquer, rettore della Moschea di Parigi e responsabile di tutte le Moschee della Francia. 
Ti ricordo che pomeriggio parleranno il professor Corrado Corghi (una vita come ambasciatore di fede, giustizia e pace) e il Professor Shimazaki, docente dell’Università di Aoyama Gakuin di Tokio (la compassione secondo il traduttore giapponese di Pèguy).

Il professor Emile Shoufani, dopo aver rilasciato informalmente delle dichiarazioni sugli ultimi attentati kamikaze in Medio Oriente, ha aperto il suo discorso con un messaggio di speranza, dicendosi certo che “Antigone questa volta non morirà”. 
Il professor Shoufani ha spiegato che la sua discendenza dal mondo arabo-musulmano-palestinese non gli ha impedito di aver scelto di appartenere al mondo ebraico, riconoscendo lo Stato di Israele. Tuttavia, ha spiegato Shoufani: “Non si può abbracciare la crociata del presidente Bush contro l’Islam” ed ha ricordato come Bin Laden sia “figlio dell’Occidente”. Il convincimento della sopravvivenza di Antigone prende spunto nel pensiero di Shoufani dai concetti di misericordia e di pace come frutto della fede. Lo stesso Dio accetta la riconciliazione con l’uomo per pura tenerezza e si pone la domanda di chi sia veramente il “Samaritano”, giungendo alla conclusione che il samaritano è l’uomo diverso da “me” e che per tradizione crede in cose differenti”. 
Di opinione opposta il Professor Chouraqui, che invece nel corso del suo intervento ha ricordato la potenza militare del popolo di Israele: concetto che ha suscito la reazione del professore, di origine ebrea, Michael Warschawski (dopodomani il suo intervento su “l'autodifesa: battaglia per la pace. Papà, qui noi siamo gli oppressori”) e del suo gruppo usciti dall’aula. 
Il professor Chouraqui ha poi fatto notare come la Bibbia, il Corano e il Nuovo Testamento esprimano lo stesso concetto: amatevi l’un l’altro e fate la pace fra voi. “Noi siamo lontani – ha detto Chouraqui – da questo concetto, giacché mettere le bombe uccide la pace”. 
Sempre sul concetto della pace, ha poi ripreso le fila del discorso il professor Boubakeur che ha iniziato il suo intervento sulla contraddizione in termini della “guerra santa”. Il Corano afferma l’esaltazione della pace e, dice il professor Boubakeur “le guerre che hanno usato il termine “santo” non sono guerre vere. I conflitti nascono da differenze sociologiche e non religiose. L’uomo in realtà è stato “ideato” per dare vita ad un percorso di pace. Jiahad deriva da un verbo arabo il cui significato è “fare uno sforzo”. Anche l’Islam – ha proseguito Boubakeur – magnifica la pace e promuove il dialogo interreligioso. La cultura islamica rispetta tutti i messaggeri di Dio. Troppo a lungo è stato accusato il popolo di Israele per aver crocefisso Gesù, mentre nel settimo versetto del Corsano si mette in dubbio la crocefissione come causa di morte del Salvatore”. L’uomo è aggressivo di natura – ha concluso Dalil Boubakeur – ma per evitare la violenza, bisognerebbe controllare le pulsioni violente che esistono in ognuno di noi. La pace nel mondo può derivare solo dal ritrovamento della pace fra le religioni. Purtroppo il processo di pace è invece affidato ai politici e al loro linguaggio molto politico e poco religioso. Nessuno, neanche l’America, è al riparo dalla violenza, ma non prendere sul serio l’integralismo significa scherzare con fuoco. Spero che anche i musulmani siano in grado di separare l’aspetto religioso da quello politico, proprio come fecero i califfi durante l’Impero Ottomano”. 

Inizia con un simbolico bacio della riconciliazione fra arabi e israeliani la terza giornata di lavori del convegno internazionale Tonalestate dal titolo “Antigone non deve morire” in corso fino al 4 agosto. 
Padre Emile Shoufani, di patria araba e direttore della scuola “Saint-Joseph di Nazareth, ha salutato con un caloroso abbraccio il professor André Chouraqui di patria ebraica e traduttore della Bibbia ebraica, del Nuovo Testamento greco e del Corano.
Il professor Shoufani, prima di iniziare il suo discorso su “La pace e il frutto della fede: il Curato di Nazareth e la sua missione” ha rilasciato alcune dichiarazioni relative all’ultimo attentato kamikaze alla mensa dell’Università israeliana. “Ancora una volta – ha detto Emile Shoufani – la violenza colpisce dei cittadini. Ci rincresce di questi attentati e ne soffriamo con le famiglie delle vittime: questa violenza non può – non trova – il modo di fermarsi se non con l’arrestarsi dello spirito di vendetta. Ogni azione produce un male sempre peggiore all’altro ed è una follia pensare di arrivare ad una soluzione con l’uso di atti militari. In questa situazione non ci sono nè vincitori, nè vinti. E’ una guerra senza vittorie”. Emile Shoufani ha poi messo l’accento sull’importanza di una forza internazionale globale di pace: “E’ più che mai indispensabile l’intervento di forze esterne che mettano nel loro calendario i lavori per un vero processo di pace: una forza di pace che riconosca lo Stato di Israele e la sua sicurezza, ma che riconosca anche il popolo palestinese”.
Sciogliere il nodo della pace in Medio Oriente significherebbe risolvere il problema della pace nel mondo. Così si è espresso anche il professor André Chouraqui e alla domanda se Sharon è l’uomo adatto a condurre un processo di pace ha risposto “Non posso esprimere giudizi su di lui in particolare. Io credo che si arriverà alla pace, ma non adesso. In ogni caso non si può pensare ad una pace nel mondo se non si affronta seriamente la questione mediorientale”.

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