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INTERVENTO A TONALESTATE 2003

4 luglio 2010 Nessun Commento

di Gabriel Mouesca

Sono stato, come credo tutti voi che siete in questa sala, a visitare quell’esposizione fotogra-fica che testimonia l’orrore di cui l’uomo è capace. Ho visto una persona tra noi, una signorina (non conosco il suo nome), piangere davanti a quelle foto. Vorrei ringraziarla, perché è là che ho visto il marchio di un’umanità trionfante; e posso dire che spero che questa ragazza, fino alla fine della sua vita, possa versare lacrime di fronte alla gente che soffre. E desidero questa stessa cosa per ciascuno di noi.
Ieri pomeriggio, poi, ho avuto la gioia di condividere qualche momento con la gioventù che è qui, a Tonalestate, con i giovani di Tonalestate; è stato attraverso una frase che ci ha proposto il professor Giovanni, una frase che poneva la questione della preghiera. Giovanni ci ha detto che la preghiera non sta soltanto nella questione del rapporto individuale tra ciascuno di noi e il suo creatore, ma che sta anche in ogni nostro gesto; ogni nostro gesto quotidiano può essere preghiera. Commentando questo fatto, ho detto tutto e non ho detto niente. Ma, se mi ripongo questa do-manda o mi chiedo se ho letto veramente la Bibbia, mi dico che se, un giorno, prendessi la Bibbia e la potessi rovesciare per farne cadere tutte le parole che vi sono contenute facendone restare dentro una sola, questa sa-rebbe la parola “amare”. E, appunto per venire al tema delle nostre azioni quotidiane, della preghiera quotidiana, credo veramente che, quando siamo immersi nei nostri pensieri e nelle nostre azioni con il filtro dell’amore, è lì che troviamo la risposta a quello che è la parola “pregare”.
Sono sempre di più convinto che lo spirito di Tonalestate è composto da tre realtà.
Inanzitutto, la fraternità: viviamo a contatto gli uni degli altri, qualsiasi siano le nostre origini culturali o religiose o geografiche; e qui noi siamo tutti come membri di una stessa famiglia.
Il secondo aspetto è che siamo tutti convinti che non ci sarà pace nel mondo se non ci sarà giustizia per tutti.
Il terzo punto è che un cristiano degno di questo nome è un uomo com-promesso, compromesso nella propria vita, durante tutti i suoi giorni.
E, qui, mi vorrei rivolgere principalmente ai più giovani tra noi e lanciare come un’idea, affinché lo spirito di Tonalestate diventi reale all’interno di ciascuno di noi: siete stati nutriti, durante questi giorni, da un ideale molto bello, un ideale che penso stia alla portata di tutti; quindi, in questo mo-mento, lanciamo una sfida: che ciascuno di noi che siamo qui si faccia la promessa che, durante quest’anno che ci separa dal prossimo incontro, avrà trasmesso lo stesso spirito di Tonalestate ad almeno un altro essere umano.
Per terminare, vorrei dire che io parto triste, oggi, per il fatto di lasciarvi; ma che ritornerò, perché personalmente trovo qui, in mezzo a voi, un grande rispetto per due dimensioni che sono proprie anche mie: io sono ba-sco e, in quanto basco, incontro molto spesso il disprezzo; sono anche membro di una classe sociale che non governa, che non possiede il potere, e, quindi, davanti al tipo di realtà che ho visto non posso che provare ri-spetto.
Vorrei anche ringraziare Maria Paola Azzali per il vostro invito. E voglio anche ringraziare tutte le persone che lavorano durante l’anno nell’ombra per permettere che Tonalestate possa esistere; questo augurio vuole anche indirizzarsi a quelle persone che, lavorando nell’ombra, incarnano, con il loro atteggiamento il tema di quest’anno, “l’uomo e la tecnica”. Ringraziamo anche i traduttori, che ci permettono di comprenderci e che vi invito ad applaudire.

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