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Intervista a Maria Paola Azzali (2006)

4 luglio 2010 Nessun Commento

INTERVISTA A MARIA PAOLA AZZALI PRESIDENTE DI TONALESTATE a cura di Carlos Ciade

 

Signora Azzali, quante volte già ha presieduto il Tonalestate e quali sono stati gli sviluppi, gli esiti e gli insuccessi di questo evento culturale che possiamo considerare il più importante fra quelli che si svolgono in luglio e agosto nelle montagne italiane?

Sono 6 anni già che salgo su quel palco dell’ Hotel Mirella a Ponte di Legno per inaugurare un Tonalestate, e ogni volta so che mi trovo a essere il punto di convergenza di un’avventura culturale

che poi guiderà il lavoro, la ricerca e la verifica di molti giovani di vari paesi del mondo. Come ha potuto vedere stamattina a Ponte di Legno, qui si devono parlare molte lingue e qui confluiscono esperienze dirette e vigorosamente impegnate coi problemi del mondo. Il più grande successo di Tonalestate direi che è questo: essere il punto di arrivo e nello stesso tempo il punto di partenza di un gruppo di amici che prendono sul serio i problemi dei loro ambienti e dei loro paesi, e che hanno deciso di affrontarli senza cinismo, senza scetticismo, senza individualismo, insomma, come diceva uno degli slogan dell’anno scorso, “lotta continua, sempre” alla mentalità (per fortuna al tramonto come diceva oggi il prof. Emanuele Severino), di questo occidente troppo preoccupato di se stesso.

Ci troviamo ad avere tra le mani i problemi del mondo, senza esagerare: da questo deriva quello che potremmo definire un certo insuccesso, se vogliamo chiamarlo così, quello di vedere che ancora i paesi forti occupano i paesi deboli, quello di vedere ingiustizie che nessuno vuole risolvere pur potendolo e quello di vedere che la realtà vera viene ancora sistematicamente coperta con un velo. Qui al Tonalestate cerchiamo di fare quello che forse in Europa e in generale nella cultura occidentale, si fa poco, cioè ascoltare, così che l’agire nasca dall’ascolto.

 

Perché avete scelto, quest’anno, il tema: “NI DIEUX NI MAITRES, IL GRANDE SRADICAMENTO” C’è stato, di fatto, un percorso, in questi sei anni: dal cuore (in senso biblico) dell’uomo fino a scendere sempre più al dettaglio, allo specifico. Ciò che conta sono i dettagli, perché è nel dettaglio che l’uomo veramente rivela se stesso agli altri e anche si autorivela, cioè rivela sé a se stesso: dai soldi, alla politica, al potere, ai desideri, al dolore. Il cambiamento che stiamo vivendo nel nostro tempo è molto più profondo di quanto forse riusciamo a pensare. E in questo sradicamento dalla tradizione (che in sé è o sarebbe tragico perché è come essere nel limbo, là dove uno non è nemmeno degno di essere giudicato), abbiamo visto, attraverso i giovani, che qualcosa sta nascendo.

Una lenta rivoluzione, lentissima, come diceva stamattina Hugo Hiriart nella sua conferenza, però c’è, è cosa nuova come sempre tutto è nuovo ma nessuno se ne accorge. Vede a noi interessa una rivolta che possa non usare il metodo, i criteri, la forma, l’atteggiamento cui ci siamo tutti abituati, che è quello per cui i criteri valgono solo per gli altri. Il fatto stesso che il Tonalestate sia un gruppo di amici e non un circolo di intellettuali che si riuniscono per parlare, questo già si può considerare un esempio di quello che intendiamo per rivolta. Ciascuno si paga il suo viaggio. L’oratore sul palco non è uno pagato: è sempre e solo una persona compromessa con ciò che dice e vive.

Le persone risparmiano un anno intero per poter venire qui da El Salvador, dal Messico, dal Giappone, da Israele, dalla Palestina o dall’Irlanda. Se poi uno non ha soldi e desidera venire, chi ha di più aiuta chi ha meno. E’ solo un esempio ed è sempre questione di quel dettaglio di cui parlavo prima. Per noi assolutamente il fine non giustifica i mezzi, visto che abbiamo tutti e troppo pagato questo metodo che Machiavelli voleva denunciare ma che la realtà ha finito per giustificare.

Quindi il tema di quest’anno è affascinante perché apre mille finestre su cambiamenti possibili, tutti sintetizzati dalla parola rivolta, che è il volto positivo emerso dalla profonda riflessione sullo sradicamento che tutti soffriamo. E’ chiaro che nessuno, in nessuna parte del mondo, nonostante quel che si dice, vuole più avere né dei né maestri e questo grido che era degli anarchici il Tonalestate l’ha raccolto, ovviamente per vedere se c’è una reale possibilità di vivere senza dei e senza maestri.

 

Molti dei vostri amici sono intellettuali importanti nei loro paesi. Molti di loro, come lei diceva, vengono dalla Palestina e da Israele. Che ne è di loro, con questa tragica situazione politica? Siamo molto addolorati e sono molto addolorati. Ogni uomo che muore in Palestina o in Israele o in Libano uccide un briciolo della speranza già così povera che abita oggi il cuore umano. I nostri amici non hanno potuto uscire dai loro paesi, non sono potuti venire nemmeno un giorno a riposarsi dalla barbarie in cui la politica internazionale li obbliga a vivere insieme agli altri esseri umani, persone come lei e come me, che hanno come unica colpa l’essere nati dalla parte sbagliata del mondo.

Ci hanno scritto, ci hanno mandato la loro parola, la loro presenza, il loro lavoro e cercheremo di far girare il più possibile quello che ci dicono, perché sappiamo che sono parole eroiche e coraggiose, intelligenti e capaci di rivolta. Potete certamente incontrarle nel sito di Tonalestate. A questo proposito, vorrei anche ricordare che non abbiamo dimenticato l’Iraq, ed è qui con noi il giornalista algerino Karim Metref, che ci ha aiutato a capire meglio come realmente vadano le cose in Iraq. “E il Tigri placido scorre….istantanee dalla Baghdad occupata” è un filmato che può aiutare a darsi un’idea della realtà.

 

Abbiamo visto tra i presenti molti esponenti della chiesa cattolica, cardinali, nunzi, vescovi, sacerdoti e il gran rabbino di Francia e il rettore della moschea di Parigi… Sì abbiamo degli amici, e siamo contenti di questo. Le persone che lei ha citato sono persone di grande saggezza ed esperienza umana e ci insegnano molto. In questo senso, il Tonalestate è frutto di incontri quasi sempre imprevisti però che non consideriamo casuali.

 

Al Tonalestate verrà anche Moni Ovadia, che è oggi considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana… Sì; Moni Ovadia ha contribuito a far conoscere in Italia e in Europa il teatro musicale ispirato alla cultura yiddish: Ovadia ne ha dato una lettura contemporanea, unica nel suo genere.

Volevamo che lo conoscessero anche i nostri amici in America Latina e in Asia. E ci siamo riusciti. Moni Ovadia ha cantato, recitato, ballato al Teatro di Vermiglio di fronte a una platea attentissima e ha davvero saputo ricreare, come lui dice, la tenda di Abramo in teatro. Il passaggio dalla sopravvivenza alla vita avviene sempre attraverso l’esperienza dell’esilio che permette di entrare nell’incertezza per camminare dove non sai.

L’angoscia del tempo presente nasce esattamente dalle sicurezze: l’uomo idolatra ciò che lo difende dalla paura. Però così non avremo uomini ma soldatini disposti sempre e solo a sparare, a generare violenza.

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