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L’ICEBERG DI TONALESTATE

4 luglio 2010 Nessun Commento

di Monica Lanzoni

Ho iniziato (e, come me e con me, altri giovani) a collaborare alle attività di Tonalestate mentre mi trovavo nel pieno degli studi universitari. Non mi é stata richiesta nessuna particolare bravura; mi bastavano, all’interno di un ambiente universitario sempre più asettico e tecnico, il desiderio di uno sguardo meno superficiale verso il mondo, il resistente tentativo di non fare morire la speranza e la passione di giudicare realtà, avvenimenti e situazioni con occhi più attenti di quelli della mentalità comune, occhi che guardino al fondo delle questioni. Allora, ho cominciato quest’avventura dal basso (tenere ordine in ufficio, pulire, rispondere al telefono, raccogliere materiale documentario e informativo, scrivere relazioni o lettere, eccetera), fino a giungere poi, piano piano, accompagnata dal consiglio e dall’esperienza di persone più adulte, a partecipare a convegni o ad andare a incontrare personalità del mondo culturale. Quest’anno, ho anche avuto la fortuna di constatare che molte altre persone, a livello internazionale, collaborano a Tonalestate, come e molto più di me, ciascuna valorizzata per sé e nel rispetto delle culture proprie. Adesso, penso che a moltissimi altri ragazzi della mia età sia possibile soltanto sognare il gusto di questo sentirsi parte di un’azione culturale pulsante, desiderosa di raccontarsi e di offrire uno spiraglio di speranza per un’umanità nuova; e, con il mio lavoro per Tonalestate, desidero anche essere di aiuto affinché altri possano partecipare, a partire dagli interessi che hanno e secondo le condizioni in cui vivono, di questa ricchezza di Tonalestate, piccolo evento culturale che, da quattro anni (e cinque con questa edizione), affascina, entusiasma ed è appuntamento fondamentale per i molti, giovani e non più giovani, che vi partecipano.
Ma esiste, in Tonalestate, qualcosa che non si nota all’esterno; se ne vedono soltanto, diciamo, i frutti: è tutto il lavoro, anche materiale, che esiste a monte della manifestazione culturale estiva. E raccontare questo lavoro è come cercare di misurare un iceberg, di cui si vede solamente emergere la punta.
Il primo aspetto dell’iceberg è che la manifestazione estiva è frutto di un lavoro che dura tutto il corso dell’anno, lavoro che coinvolge, come me, altre varie componenti (giovani, studenti universitari, persone che lavorano, gente impegnata nella società o nel mondo della cultura, professori e personalità più o meno note, associazioni e movimenti), tutte desiderose di collaborare insieme per impegnarsi in un intervento sulla realtà e sull’attualità, in vista di un umanesimo sincero e giusto. Anche il tema che Tonalestate sceglie ogni anno emerge proprio dal dialogo tra costoro, che hanno a cuore la necessità di affrontare e giudicare eventi, situazioni e problemi che normalmente si abbordano in modo superficiale o così come vengono arbitrariamente presentati dai media. Passo dopo passo, per esempio, io ho iniziato a conoscere molte situazioni e realtà che, prima, erano per me soltanto fatti lontani, di cui avevo magari sentito parlare in una storpiata notizia alla televisione: Israele e la Palestina, l’Iraq e i problemi del Medio Oriente, la Cecenia, i Paesi Baschi e l’Irlanda, la cultura orientale, il dialogo tra le diverse fedi, l’economia globale, eccetera. Muoversi, lavorare, studiare e crescere in così tanta ricchezza è stato ed è, per me, qualcosa attraverso cui imparo il significato della cultura come momento in cui tutto viene valorizzato e giudicato, nell’unità con chi opera con me e nell’umiltà di un lavoro. Ho avuto anche la possibilità di conoscere personalità di rilievo, “professionisti” della cultura e protagonisti della vita sociale, non asserviti al potere, ma compromessi nella vita con ciò che dicono, studiano, creano o scrivono. Non si tratta di un lavoro intellettualistico; infatti, dall’incontro e dal giudizio, nascono azioni concrete, vengono provocati altri incontri, maturano altre riflessioni, si movimentano iniziative e azioni che rendono tutti protagonisti di un’espressività positiva.
Secondo aspetto dell’iceberg è che, paradossalmente, chi svolge i lavori più materiali, tecnici e semplici, curando anche l’aspetto più minuzioso dell’attività, ha un’enorme importanza; con il suo lavoro concreto e particolare, ognuno di questi preziosi collaboratori sostiene e “mette in piedi” ciò che si vedrà durante la manifestazione estiva. Assieme a chi si occupa delle mostre fotografiche e pittoriche, degli spettacoli e dei concerti, della stampa e delle pubbliche relazioni, della segretaria e degli aspetti organizzativi, del cercare finanziamenti e sponsorizzazioni, c’è chi, più materialmente, si occupa delle pulizie, del magazzino, dei trasporti, dell’ordine delle cose, dell’impianto elettrico, della cancelleria, dei chiodi e così via; e ciò non solo durante la manifestazione estiva, ma anche lungo l’anno, durante la preparazione.
Terzo aspetto dell’iceberg: l’evento si svolge in Italia, dove è iniziato; ma anche molte persone fuori dall’Italia (in America, in Asia e in altri Paesi d’Europa, per esempio) lo percepiscono come la tappa di fine e/o inizio per la riflessione e il lavoro culturale da svolgere nei propri Paesi, nelle loro realtà di tutti i giorni e in tutte le diverse condizioni: in questo modo, tutti collaborano a un’espressione culturale vivente, che tiene vivo il respiro di Tonalestate tutto l’anno.
Tutto questo é la parte sommersa, nascosta ma imponente, di un iceberg che desidera guardare con occhi profondi tutte le realtà, dialogando con esse e che vuole, in tutto questo, risvegliare quella sete umana di risposte e di completezza cui, credo, l’umanità di Tonalestate non può rinunciare.

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