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Azur e Asmar

8 agosto 2010 Nessun Commento

“Azur e Asmar” è il titolo dell’ultimo film del regista francese Michel Ocelot.
E’ un film d’animazione che certamente ha un grosso fascino sui bambini, anche per la straordinaria bellezza dei disegni, dei dialoghi, delle scene e dell’animazione stessa, ma è soprattutto un documento e una presa di posizione sulla fraternità nel nostro specifico contesto di relazioni globali.
Michel Ocelot l’ha portato al Tonalestate e al suo pubblico proveniente da molte culture, fedi e appartenenze sociali e razziali. Ha raccontato loro della corrispondenza che ha avuto con una scuola di Beirut dopo la visione del film, legame che ha spinto il regista a un breve post-scriptum (per ora) per rispondere alla loro domanda di prosecuzione della storia. Ocelot ha anche incontrato alcuni ragazzi giapponesi che hanno allestito una mostra sul film nella città di Nagoya.
La storia è quella di due bambini di diversa provenienza sociale e di razza allevati da una nutrice come figli. La vita, con le sue contraddizioni, non li risparmia, ma entrambi hanno nel cuore il sogno di raggiungere ciò che la madre aveva promesso loro come obiettivo di piena felicità: la liberazione della fata dei Jin.
Il film, lo abbiamo detto, è un documento: rappresenta uomini diversi e la loro convivenza, rappresenta il pregiudizio, l’inganno, le fedi, le diverse attese dei padri, il disinganno, il male, la bellezza e la fatica del cammino umano e la possibilità della fraternità.
Il film guarda il “qui, ora” dei nostri paesi ricchi costretti alla multiculturalità; osserva gli uomini e presenta il ricco passato di culture che l’occidente oggi perseguita e distrugge con la tronfia superbia dei potenti di mezzi.
Accetta che non tutto, della vita, possa essere comprensibile e compreso e non chiude con una soluzione. Non si sa chi sia il vincitore, come in tutte le storie umane; una soluzione esiste sempre ma è difficile cogliere quella vera. Cercarsi e accompagnarsi fra uomini che possono portare diversità, competenze, sapienza, innocenza, anche sogno, è una possibile strada per aiutarsi nella scelta.

Il regista si è fermato per diversi giorni al TONALESTATE e ha portato questo suo saluto nella giornata conclusiva: “ho trovato qui la fraternità, l’ho trovata nella storia del Tonalestate che amo già molto e nelle persone che ho conosciuto qui. Il resto di ciò che penso ve lo dirò con i miei cartoni animati”.

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