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Conclusioni Tonalestate 2010

9 agosto 2010 Nessun Commento

Abbiamo visto in questi giorni che l’homo homini lupus é ancora tanto lontano dall’imparare ad essere homo homini deus. Raniero La Valle ha ricordato che “ci sono da vincere le forze della distruzione”.
Ci sono divisioni che incontriamo fatte da altri. E ci sono divisioni che originiamo noi, perché, a differenza del bambino, l’uomo adulto, dalle necessarie distinzioni, scivola sempre nella divisione, forza distruttrice, difficilissima da arginare.
Dobbiamo smentire con la nostra vita il motto che “solo ai morti è permesso dire la verità”. La verità dorme nei nostri cuori, per stanchezza o per opportunismo e, come vediamo nel nostro tempo, “una bugia detta bene è immortale”, mentre una verità anche solo balbettata è quasi sempre ignorata o combattuta.
Conformarsi è proprio della natura umana: è una forza alla quale pochi riescono a resistere. Ma, come diceva Raniero La Valle nella sua conferenza, “non vi dovete contentare mai dell’apparenza delle cose, delle interpretazioni più facili e risapute, ma dovete andare al fondo delle cose, e interrogarvi per capire le vere radici delle difficoltà che incontriamo”. Questo significa “non conformarsi”.
Ci è stata alimentata, in questi giorni, “la coscienza di una strada annerita/impaziente di assumere il mondo”, potendo così essere “rigenerati da assenza, tenebra, morte: cose che non sono” come dice John Donne, grazie alle tante esperienze che ci sono state di conforto.
Creano fraternità i combattenti per la giustizia e i questuanti della libertà che cercano tra le immondizie alimento e contemplano il fiore che nasce dal concime.
Crea fraternità quel soldato che si fa uccidere, invece di uccidere: nessuno saprà mai il suo sacrificio, ma il suolo che accoglie i suoi resti e il vento che sommuove la terra dov'è sepolto sanno che ha rinnovato l’universo.
Crea fraternità quel giovane che si sente un impostore perché vorrebbe amare perfettamente dio e il prossimo, e ritiene di fare sempre troppi errori, ma la sua è vera umiltà e gli altri vedono che il suo cuore è vero e ne sono salvati.
Crea fraternità quella giovane che aveva sette demoni, direbbe il vangelo, ne viene liberata e riceve una consolazione che nessuno le potrà togliere.
Crea fraternità la vedova che dà l’ultimo suo centesimo in offerta, per non calcolare più il futuro. Lei dà tanta importanza al suo tempo che si è fatto breve: si alza, riflette, abbraccia, crea ponti col suo intorno, quando l’ intorno è un poco ostile. Lei cammina verso l’ eterno, chiedendo solo di non fare il male, mentre lavora sempre, in piccole e grandi cose.
Crea fraternità quell’ uomo malato che continua a combattere, col fuoco nelle vene di chi sa che ancora gli resta un compito, importantissimo, da portare a termine.
Creano fraternità quei due o tre riuniti attorno a un mistero. Non hanno certo l’ultima parola su niente. Non contano per nessuno. Ma l'eterno, che ama giocare con la sapienza, si diletta di abitare le loro armoniose stanze.
La fraternité è una visitazione – dono privilegiato per l’uomo che accetta di essere libero e concesso chissà solo all’homo pius – ed è da attendere, domandare, ricevere e poi raccontare, così come la si incontra e la si vive. E la mitica parabola della torre di Babele diventerà forse più chiara anche all’uomo d’oggi.
È certo di consolazione per tutti sapere che la fraternité si presenta sempre nel tempo, nella carne, nel limitato spazio che abitiamo, senza guardare se la meritiamo o no. È certo di consolazione sapere che già in questa vita possiamo fare esperienza della fraternità vera che prende il posto della fraterna scena. È certo di consolazione sapere che ella è pronta a farsi prossimo a chi saprà preferirla alle tante altre inutili promesse.

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