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FLEISCHER Gerd

6 luglio 2012 Nessun Commento

Nata in un “Lebensborn”, quello che i tedeschi chiamavano “fonte di vita” (perché rappresentava una assicurazione sulla vita di questi bambini biondi, occhi azzurri, nordici), da madre norvegese e padre tedesco, un militare delle SS, Gerd ha avuto una infanzia relativamente tranquilla rispetto ai suoi coetanei “war children”; finita l’occupazione Nazista è rimasta con la madre, nel suo villaggio.
Poi nacquero i problemi. In seguito alla liberazione della Norvegia e la dipartita delle truppe occupanti cominciarono le rappresaglie contro i tedeschi, a cominciare dai “war children”. A scuola Gerd era chiamata “donnaccia tedesca”; non conosceva il significato di quella parola ed era continuamente presa in giro e picchiata. Sua madre si risposò con un patriota norvegese che la odiava; così violenza e bullismo diventarono anche parte della sua vita famigliare. A 13 anni, scappò di casa. Come abbia potuto sopravvivere ancora non si sa. Lei ricorda di essere stata spesso senzatetto, sola e affamata. Le associazioni di solidarietà, conoscendo la sua situazione non fecero nulla per aiutarla.
All’età di 17 anni lasciò la Norvegia e non vi tornò per 18 anni. Durante la sua assenza ha fatto molte cose ed esorcizzato molti demoni. Ha rintracciato il suo padre tedesco, che inizialmente ha negato di riconoscere sia lei che la madre. La sua moglie tedesca era l’esatta immagine di sua madre; soltanto portando suo padre in tribunale riuscì a farsi riconoscere.
Ritornò in Norvegia, riportando con sé due bambini della strada raccolti in Messico, determinata a trovare giustizia per i “war children”.
Ora lei è membro di una organizzazione dei lebensborn che accusa il governo norvegese del dopo-guerra di ostinato rifiuto, permettendo – e attuando spesso – un livello di abusi che ha scioccato la nazione.

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