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Per un amore più grande, una verità più alta, una giustizia meglio vissuta.

9 agosto 2012 Nessun Commento

Il cardinale Jean-Louis Tauran è, attualmente, il Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. La sua opera è intessuta in ogni paese del mondo e a contatto con gli esponenti di ogni fede o confessione religiosa. Nel messaggio che ha inviato per il Ramadan di quest’anno ha scritto: “che i credenti siano sempre attivi in seno alle comunità di cui sono membri, praticando la compassione, la solidarietà, la collaborazione e la fraternità. Essi possono contribuire efficacemente a raccogliere le grandi sfide dell’ora presente…Li invitiamo ad avere la pazienza e la tenacia necessarie per realizzare questi ideali, senza mai ricorrere a compromessi ambigui, scorciatoie ingannevoli o mezzi poco rispettosi della persona umana. Soltanto uomini e donne sinceramente convinti di queste esigenze potranno costruire società in cui la giustizia e la pace diventeranno realtà”.

L’intervento del Cardinale era programmato nella giornata che il Tonalestate da sempre riserva al dialogo tra esponenti delle tre religioni abramitiche. Insieme a lui erano attesi l’Imam Azzedine Gaci, il Rabbino Philip Haddad e il dott. Dalil Boubakeur purtroppo trattenuti, all’ultimo momento, da eventi imprevisti.

Il punto di partenza di ogni vero dialogo trae la propria radice nel rispetto dell’identità degli interlocutori, nella trasparenza delle posizioni, nella feconda adesione di ognuno a un incontro riuscito che ha generato la forma di un’esistenza personale e comune.

La prolusione del Cardinal Tauran, nell’accoglienza delle istanze fondanti e comuni di ogni uomo, ha annunciato la via di Gesù Cristo il quale fu capace dell’amore più grande: dare la vita per la salvezza e la felicità degli uomini.

Il bisogno della felicità è insopprimibile sia nel singolo che in ogni comunità umana, sorgente di ogni azione e di ogni tentativo di combattere la paura, l’ingiustizia, la tentazione del possedere. Nel nostro tempo pare prevalere il disincanto, una grigia rassegnazione per una felicità quasi impossibile. Eppure non ci si può impedire tale ricerca di compimento, di significato, seppur nella narcosi in cui ci vorrebbero arrestare. Il filosofo Ricoeur diceva che l’uomo continuamente si interroga sul “senso del senso”.

Bisogna, pertanto, al fine, pronunciare una parola che è stata coperta di ogni genere di ambiguità e che, pertanto, Sua Eminenza ha usato come è scritta nella prima lettera di San Giovanni: agàpe. Il Dio dei cristiani è agàpe, amore di donazione incondizionata. Gesù il cristo che ci ha fatto conoscere questo Dio che è Padre insegnava, spiegava la vita, curava omnem languorem, ogni genere di bisogno. Avere un padre è conoscere l’amore su di sé e, insieme, sapersi non più soli. Una coscienza che, divenendo esperienza nella comunione con gli altri uomini e nella carità, muove a diffondere la notizia buona che il significato all’esistere è possibile e che esso abita nella fraternità. “Il mondo diventerà ospitale per l’uomo quando saremo capaci di vivere come fratelli”. Il compito che la Chiesa persegue è riunire gli uomini come testimoni dell’amore, fratelli di tutti, uomini che non si scoraggiano per gli antagonismi e le incomprensioni, che sanno che il male non avrà l’ultima parola nel mondo a causa della loro comunione.

Ci sono alcuni tratti da fare propri in uno stile di vita rinnovato: guardare al di là delle apparenze vedendo le qualità e il positivo degli altri prima dei loro difetti; suscitare iniziative di volontariato a controbilanciare l’indifferenza e l’egoismo; riconciliarsi con chi ci ha offeso; non permettere che gli antagonismi chiudano i cuori ma piuttosto favorire spazi di dialogo; avere il coraggio di reagire davanti alla menzogna e all’ingiustizia.

Il Cardinale Tauran ha così concluso: “la nostra fede in Cristo redentore ci spinge a dire che non c’è bisogno di dominare per sopravvivere; più uno ama, più cresce e fa crescere, perché Gesù, Figlio di Dio, è morto crocifisso come uno schiavo ed è resuscitato. E’ vivo. La grande sfida della Chiesa sarà sempre di essere capace di presentare l’eterna parola di Cristo a un’umanità la cui cultura è quella di un’epoca particolare”.

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