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Esposizioni Tonalestate 2013

4 agosto 2013 Nessun Commento

‘quando non avremo più parole da dirci’

expo

Le esposizioni, che Tonalestate propone quest’anno sul tema dell’inguaggio e dei segni, vogliono essere un istante di silenzio e di contemplazione della creatività dell’altro. Le sei esposizioni riunite quest’anno non inducono il pensiero a discorsi estetici, ma suggeriscono al cervello e al cuore di fare silenzio di sé, per scoprire le ragioni dell’operatività culturale, sociale e politica. L’arte così diventa una delle forme più alte, per l’uomo, della domanda di significato. Il contemplare insegna a riconoscere nella realtà quella presenza misteriosa che la abita e che ci riunirà in quell’ “ottavo giorno, quando non avremo più parole da dirci”.

Sala Consigliare, Piazzale Europa, Ponte di Legno

NON SI PUÒ PARLARE SE NON DI CIÒ DI CUI SI HA ESPERIENZA
Centro Culturale One Way – arte grafica
Il centro culturale One way nasce nel 2009 da un gruppo di giovani di San Salvador (El Salvador) e di Tegucigalpa (Honduras). La loro presenza costante a Tonalestate ha donato e dona a questi giovani numerosi spunti di riflessione, che essi sviluppano, durante tutto l’anno, con l’aiuto di artisti, poeti, musicisti, filosofi, politici e giornalisti delle loro città.
Nel loro blog (http://centroculturaloneway.blogspot.com) si legge: Per noi, fare cultura è il desiderio di dare un guidizio sulla realtà, giudizio che sia il risultato di un dialogo tra noi e il pubblico. Cultura significa interessarsi a tutti gli eventi e tutte le realtà, non farlo sarebbe come disinteressarsi dell’uomo stesso.
Tuttavia, per giudicare è necessario avere chiara la propria identità, sapere che cosa è il fondamento di ogni cosa e domandarsi che cosa dà senso a ogni azione. Per questa ragione nasce “One Way” (unica via), perché crediamo che l’unica via per la quale valga la pena di vivere e di agire sia l’uomo. Vivere e agire in funzione di esso.
E’ cosi che abbiamo deciso di iniziare un lavoro insieme. Ci siamo trovati di fronte alla domanda su come svolgere questo lavoro, perché eravamo consapevoli che avevamo bisogno di maturare e crescere. Tuttavia, riteniamo che questa crescita non può essere qualcosa che precede l’azione e, soprattutto, non può essere qualcosa di privato o di limitato a pochi. Al contrario, è possibile crescere, all’interno della società, iniziando a dialogare con sincerità.

L’INCREDIBILE VIAGGIO DI ULISSE
Scuola per l’infanzia Miro, Reggio Emiliaarte grafica
L’esposizione presenta sette pannelli facenti parte del più vasto progetto L’incredibile viaggio di Ulisse (ispirato all’ononimo libro di Bimba Landmann) che Delia Del Sarto, insegnante della Scuola dell’Infanzia “Miro”, ha svolto nell’anno 2009-2012 con i bambini della “sezione grandi”. “Grandi” sono stati quei bimbi che hanno saputo ascoltare e rivivere la storia di quell’uomo, Ulisse, che “è Nessuno, e tuttavia è ognuno di noi”, dice la maestra.
“I quattordici “incredibili” quadri sono il frutto di un intero anno di lavoro con i bambini, ma soprattutto dei bambini. È il risultato del progetto realizzato da novembre a maggio. I quadri riprodotti dai bambini rimarranno come testimonianza di tanta grazia” ci racconta Delia Del Sarto. Il progetto sull’incredibile viaggio di Ulisse nasce dunque non dalla letteratura, ma proprio dal viaggio estivo di una bimba, Gaia, di ritorno da Itaca. Nessuno dei bimbi sapeva chi fosse Ulisse, ma è bastato che lei raccontasse qualche stralcio del suo viaggio, così affascinante, per cominciare un progetto insieme: momenti di riflessione, di ricerca e di creatività corale, di esplorazione e di arricchimento. In questo modo, i bimbi incominciano a immaginare e a conoscere i personaggi, incontrati in questo cammino comune, dove Polifemo ha “una gonnellina” e dove Ulisse deve affrontare un viaggio “bellissimo, solitario, trisstente e paurente”.
La Scuola dell’Infanzia “Miro” di Reggio Emilia nacque, negli anni ’70, da un’esperienza educativa che riuniva giovani famiglie e insegnanti che avvertivano urgente il desiderio che i loro figli potessero crescere in un processo educativo che, mentre li introduceva alla realtà, alla sua scoperta, all’azione su di essa, li introducesse anche al suo significato. Aperta perciò per un motivo né confessionale, né per far soldi, la Scuola dell’Infanzia “Miro” ha risposto a un bisogno reale dei bambini e delle loro famiglie: si tratta di genitori, insegnanti, giovani che avvertono l’urgenza di un amore al destino di felicità degli uomini e che, mentre affermano la loro identità, avvertono l’urgenza di un lavoro e di un impegno a favore di un umanesimo vissuto. In tutti questi anni, sono stati molti i bambini che, pur di diverse fedi e di estrazione sociale diversissima, possono dire: “Io sono andato, da piccolo, alla “Miro”.

Sala Faustinelli, Piazzale Europa 70, Ponte di Legno

A MO(N)DO MIO
Gian Guido FolloniFotografia
Tonalestate accoglie la mostra di Gian Guido Folloni, le cui fotografie raccontano persone, popoli, Paesi. Ogni viaggio, ogni ‘scatto’, è desiderio d’incontro e pretende la pazienza e il tempo necessari all’ascolto dell’altro, nel suo contesto e nella sua quotidianità.
“Non puoi “vedere” una città – se hai occhi per vedere – senza passare da chi la abita. Non puoi capire una città se non attraverso chi la fa esistere; se con lui non condividi una parola, uno sguardo, un gesto, un attimo del tuo tempo. Le città non sono da guardare, ma da incontrare. Sono tutte le storie del mondo. Stanno lì e attendono di essere ascoltate e capite. […] Le foto e le storie che trovate qui raccolte sono proposte senza schema alcuno. Le une e le altre sono rughe, così come io le ho viste, delle città da me visitate. […] Le rughe, come le ferite, sono parte del cammino di umanizzazione dell’umano che si compie ogni giorno, in ogni luogo. Raccogliere ciò che sempre di buono c’è è il miglior viatico affinché le civiltà si conoscano e si incontrino.”
A Tonalestate si cercano parole d’incontro, parole figlie sempre di esperienze e confronti. Le immagini di Folloni testimoniano, ancora una volta, che è nell’andare incontro e nel confrontarsi, che può nascere un nuovo linguaggio fatto di tempi, parole e immagini. Impossibile farlo, se si ha troppa fretta.
Gian Guido Folloni nasce il 5 agosto 1946 a Scandiano di Reggio Emilia, giornalista, già direttore del quotidiano Avvenire e autore di programmi di approndimento sociale e politico in RAI.
Dal 1994 al 2001 è Senatore della Repubblica e tra 1998 e il 1999 Ministro per i Rapporti con il Parlamento.
Dal 2008 è Presidente di ISIAMED (Istituto Italiano per l’Asia ed il Mediterraneo) e dal 2013 direttore responsabile della pubblicazione bimestrale “Contromano” FNP Cisl. Nel 2005 pubblica World word’s, libro fotografico sulla globalizzazione, con immagini da lui scattate nel corso degli anni nei suoi numerosi viaggi nel mondo.
In diverse edizioni del Tonalestate le sue fotografie sono state esposte nelle mostre, sempre accompagnate dalla sua presenza alle tavole rotonde e alle conferenze del convegno.

FUKUSHIMA DUE ANNI DOPO:
le lacrime di Fukushima sono le nostre lacrime
Megumi Inoue – Fotografia
Le fotografie di Inoue Megumi non sono gli scatti di un’artista professionista, ma il lavoro di una giovane impegnata quotidianamente in un lavoro volontario a Fukushima. Le sue fotografie raccontano ciò che Megumi vede: i luoghi della distruzione, le carcasse, la terra contaminata e il suo trasporto verso mete sconosciute, un’operazione che sparge al suo intorno polvere contaminata, provocando ulteriori danni. Le fotografie di Inoue Megumi raccontano di paesaggi ormai disabitati, nei quali appare qualche rarissimo contadino che ha scelto di restarvi.
La mostra denuncia, inoltre, un inganno, quello delle ditte locali, proprietarie delle centrali nucleari, che stanno nascondendo la verità e che pensano di riaccendere 57 reattori: cercano dunque di riparare le centrali, quando la soluzione corretta sarebbe smantellarle. Tutto ciò si fa con il consenso dell’opinione pubblica, vittima di un processo di “persuasione di massa” che presenta questi progetti nucelari come l’ancora di salvezza per l’economia del paese. Il lavoro di Megumi racconta, dunque, di come la parola può anche essere usata per distruggere.
Megumi Inoue è nata a Nagoya in Giappone. Dal maggio 2011 lavora a Fukushima come volontaria, nella zona colpita dai danni nucleari dovuti alle esplosioni che hanno fatto seguito al terremoto e allo tsunami. Il suo lavoro di fotografa è un’incessante testimonianza della tragedia quotidiana nelle zone colpite. Le sue fotografie sono accompagnate dalla presenza degli ormai pochi abitanti di Fukushima.

 (L)ORO LÌ SOTTO
Antonio Tomeo – Fotografia
Allo scoppio della guerra civile in Salvador nel 1982, tutte le miniere d’oro e di metalli preziosi del paese vennero chiuse. Oggi gli abitanti del paese hanno deciso di riaprire le miniere per cercarvi quel metallo che potrebbe calmare la disperazione dei padri e la fame delle loro famiglie, la loro miseria e la vita di violenze che ne consegue. Ma il tipo di lavoro, che aiuterà queste persone a risolvere il grave problema della miseria quotidiana, sarà di fatto un lavoro pericoloso, disumano e ingiusto. L’interrogativo che le fotografie di Tomeo pongono, attraverso una testimonianza diretta, è il seguente: come mai c’è gente che alla fine si ritrova sempre nella miseria, sia che le miniere riaprono sia che rimangano chiuse? E noi cosa facciamo? Nato nel 1979, a Vasto (CH), si trasferisce a Modena nel 1998 dove si laurea in Biotecnologie. Dopo anni di attività e lavoro in campo sociale, si avvicina alla fotografia documentaristica. Dal 2008 collabora con riviste sia italiane che estere. A marzo 2011 entra nel Collettivo Fotosocial. Si occupa prevalentemente di fotografia impegnata e di documentare i viaggi. Vive e lavora attualmente a Modena.

Hotel Mirella, Via Roma 21, Ponte di Legno

PAROLE SENZA CONFINI
Donatella Violi – Pittura
Le tele di Donatella Violi accompagnano il lavoro culturale di Tonalestate da qualche anno. La sua arte non si impone come un linguaggio costruito a tavolino, ma come silenzio e spazio per dialogare sui paesaggi, gli oggetti e le persone che popolano il quotidiano familiare a tutti. La sua pittura è comunicazione di un’esperienza del mondo e della realtà; essa diventa allora linguaggio, dapprima in bianco e nero poi, nel tempo, un’esplosione di colori.
Donatella Violi, nasce a Ovada (AL), si trasferisce a Milano, poi a Reggio Emilia. La sua formazione artistica inizia giovanissima, frequenta l’Istituto Magistrale ma contemporaneamente si iscrive a corsi di grafica e incisione.
Nel 1983, inizia la carriera espositiva, partecipando a concorsi e mostre in Italia e all’estero (Germania, Giappone, Svizzera).

ORARI e LUOGHI

2-5 agosto | 12.30-15.30 18.30-21.00
6 agosto | 12.00-14.00

Sala Consigliare | Piazzale Europa, Ponte di Legno
Hotel Mirella | Via Roma 21, Ponte di Legno
Sala Faustinelli| Piazzale Europa 70, Ponte di Legno

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