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Avere un’utopia. Passione per ciò che è possibile

9 agosto 2014 Nessun Commento

Se un fil rouge si dovesse ricercare negli interventi che si sono susseguiti sull’interpretazione della Storia e delle storie, esso potrebbe essere ritrovato nell’ipotesi che Raniero La Valle prospettava il 12 luglio scorso a Reggio Emilia in occasione della presentazione dell’edizione appena conclusasi del Tonalestate. Cosa trasforma i fatti bruti in storia? Cercare e trovare l’anello debole, il fattore che fa della storia un processo di libertà.

Tale fattore lo si sta forse ricercando in una storia che non è quella vera, una storia in cui è presente un solo soggetto, l’uomo.

Carmelo Dotolo, teologo e docente alla Pontificia Università Gregoriana, apre all’interpretazione dei percorsi storici come itinerari di libertà. Esiste nella storia un inedito, un novum che spinge in avanti, un’alterità che chiama al dialogo, una novità che av-viene all’uomo e che indica la possibilità di capovolgere il negativo nel positivo di un tempo riuscito. Dall’ingresso di Dio nella storia, dall’Incarnazione di Cristo, la storia è diventata dialogica tra chi ci viene incontro e la nostra libertà da liberare. La presenza di un Altro muove l’io a fare esodo verso l’altro e diventa possibile la categoria della responsabilità verso chi mi è prossimo. Un cambiamento di prospettiva: dal bisogno dell’io alla priorità dell’altro. Con termine cristiano è l’atteggiamento della com-passione. Essa muove la libertà dell’individuo oltre l’oltraggio dell’indifferenza, della violenza, dell’emarginazione, non come atteggiamento pietistico e sentimentale, piuttosto “come partecipe partecipazione del dolore altrui, come pensiero attivo della sofferenza degli altri”. E’ un di più di speranza. Può sembrare impossibile perché questo di più da ricercare si affida, come un bambino, alla potenza della libertà come responsabilità. Una libertà da liberare dai territori oscuri dei pregiudizi, delle false sicurezze, dal già noto. Una speranza che irrompe come possibilità di una vita differente. “Non si tratta di un’impresa privata, ma di una scelta che si ispira alla logica della gratuità e della reciprocità che ci permette di esistere”.

Finalmente: l’utopia del possibile oltrepassa gli eventi per catturarne il significato, produce il cammino, mette l’uomo nella posizione attiva di guardare il di più da costruire.

Anche l’esperienza del Tonalestate, sebbene ancora con le dimensioni di un piccolo gregge, partecipa di tale movimento di libertà, cosciente di convocare gli uomini a un dialogo che arrivi fino alla sorgente della propria umanità, nello sguardo aperto al vero e nella pietas crocifissa nell’azione per la difesa della dignità dell’uomo.

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