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CUORI CHE RICORDANO (3/3)

7 agosto 2014 Nessun Commento

Silvia Pinelli decide di lasciare alla lettera aperta del dicembre 1969 di Giuseppe Gozzini, primo obiettore di coscienza cattolico al servizio di leva, la descrizione della figura del padre, Giuseppe Pinelli-Pino che “si era battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate” e che a poche ore dalla strage di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, viene arrestato e condotto in Questura da cui uscirà cadavere tre giorni dopo essere caduto da una finestra del terzo piano a “causa di un malore attivo” come lo definisce, nel 1975, il Giudice D’ Ambrosio che curò le indagini. Claudia Pinelli racconta di come venne data la notizia alla moglie e alla madre di lui che per prima si recò all’Ospedale dove Pino era stato portato. E’ un racconto supportato dallo spezzone di un video girato da Pier Paolo Pasolini nel quale la moglie riferisce che all’una di notte, al telefono, per aver chiesto come mai non fosse stata avvisata per tempo viene apostrofata dicendo che “in questura c’era molto da fare”. Nel 2009, il Presidente Napolitano, ricevendo la famiglia assieme a quella del Commissario Calabresi che si occupava dell’interrogatorio, riconobbe Pinelli come la 18esima vittima di Piazza Fontana.

Nessuno è mai stato chiamato a rispondere della sua morte. La testimonianza di queste due figlie e, attraverso di loro, della madre Licia per affermare il rispetto che si deve alla vita degli uomini e per resistere alla mistificazione che ricopre ancora molta della storia delle persone in quegli anni tragici, ma anche pieni di speranza, che seguirono al ’68.

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