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Educare all’uomo inedito

4 agosto 2016 Nessun Commento

È esperienza assai comune quella di sentirsi intrappolati nel proprio tempo, oggi che esso si fa sempre più asfittico di prospettive buone ed è, purtroppo, con banale reazione che si maturano paure, lamenti e recriminazioni che diventano facilmente odio e violenza. Chi riflette, capisce che si è fatta strada nella coscienza individuale una soggettività arroccata e, al contempo, indifesa, che tenta di negare ogni alterità.

La cronaca non è avara di notizie riguardo le conseguenze che si producono a livello mondiale.

Ci sono molti responsabili, ma ve ne è uno primario: io e tu, noi che non siamo estranei a questa logica. C’è infatti da ricostruire in noi la nostra umanità. Ed è l’invito che raccogliamo dalla profonda riflessione di Carmelo Dotolo.

Questo deve diventare il tempo della giovinezza, di ognuno e dell’umanità. Tempo nel quale si ripensa con serietà, umiltà e decisione la propria vita a cominciare dalla presa di coscienza di ciò che si è veramente.

L’impoverimento dell’umano che ha generato tragici frutti nella nostra cronaca non solo europea non è un destino immodificabile. Molto si può fare a condizione di ricominciare da una diversa prospettiva antropologica originata su tre fondamenti: la profonda indigenza umana che smaschera l’idea dell’uomo che si fa da solo e che da solo può vivere e intraprendere, invece, la prospettiva della vita come un viaggio verso una più ampia realtà capace di completarci; la scoperta della vita come dono che crea legami e fonda la legge della reciprocità; la profonda dignità dell’essere umano che è portatore di diritti inviolabili e non è strumento a disposizione di poteri di ogni genere.

C’è un aiuto supremo per poter “modificare le strutture di ingiustizia e di alienazione” ed è la relazione con chi è Altro da noi, con quel Dio che ha assunto la carne degli uomini e che perciò ci ha mostrato la logica della agape cioè del dono disinteressato e, perciò, della com-passione per l’altro. Questo Dio che ci è padre ci ha reso fratelli perciò ci ha resi responsabili dell’altro.

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