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Riacciuffare la belva. Compito impegnativo

5 agosto 2016 Nessun Commento

C’è un’impossibilità quasi assoluta a non rimanere frastornati dal tremendo rumore che viene dai campi delle nuove battaglie ma anche dai talk show mediatici più o meno casalinghi e perciò, volendo cercare di capire, potrebbe servire avvicinarsi agli scritti di Aldo Giobbio. Egli è giornalista capace di profonda e anche ironica ricerca di ogni radice storica e sociale dei fatti che viviamo ed è uomo capace di anteporre l’ascolto di quanto sale dall’umanità ad ogni sua parola.

Il pubblico del Tonalestate lo ha apprezzato, negli anni, in diversi interventi e quest’anno Giobbio, sollecitato dal tema, volge lo sguardo lontano, fin dall’inizio delle relazioni umane che già tendevano a risolvere con la forza le controversie per il possesso dei beni. A cerchi concentrici lungo le vicende storiche, la nascita e il crollo delle ideologie, l’avvento violento dell’economia di mercato e la perdita di coscienza della politica, Giobbio ha presentato il formarsi di un uomo definito “Belva sintetica” ed ha così concluso: “L’uomo non è un santo, e non lo è mai stato. Pazienza. Però non è nemmeno un diavolo. Molto, e forse quasi tutto, dipende dalle circostanze. Negli ultimi due secoli l’uomo è stato bombardato da ideologie diverse e anche contrastanti ma che hanno avuto tutte in comune la tendenza a stimolare in lui l’aggressività, l’egoismo, l’autoreferenzialità e le altre virtù collegate, mentre nel contempo sono venuti meno o almeno si sono considerevolmente indeboliti (non sempre per motivi ignobili) quei meccanismi di controllo – compresi quelli sulle ideologie – che non le sopprimevano ma almeno le restringevano a certi campi. Comportamenti che un tempo si condannavano – o piuttosto sui quali si chiudeva un occhio – in ossequio al principio che l’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù, sono stati apertamente raccomandati e osannati, e quando qualcuno ha incominciato ad accorgersi che forse non era il caso, ormai la situazione era fuori controllo. Il combinato disposto delle ideologie – o, se preferite, la loro sintesi – aveva selezionato una nuova specie di belve, e l’allargamento delle sbarre ne aveva favorito la fuga. Riprendere le belve quando sono scappate non è facile. Anzi, è molto impegnativo. Dipende dalla velocità relativa della belva e di coloro che le corrono dietro. Dipende, soprattutto, dal fatto se abbiano veramente voglia di riprenderla. Naturalmente, la speranza è sempre l’ultima a morire”.

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