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Conclusioni Tonalestate 2017

11 agosto 2017 Nessun Commento

In questi giorni, molti hanno rivolto l’invito ad agire di fronte alle ingiustizie nel mondo e hanno invitato a non starcene seduti a parlare.
Ci sono molti modi, nella storia, in cui gli uomini hanno tentato, scoperto, ideato e attuato una rivoluzione di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, alle violenze. Il Tonalestate ha scelto “la rivoluzione dell’incontro”. Consiste in un lavoro quotidiano, in un lavoro perseverante, in un lavoro capillare e instancabile (qualcuno dei relatori lo ha definito il lievito), nella realtà più prossima in cui ciascuno di noi vive. Il Tonalestate è frutto di questa rivoluzione dell’incontro.
Se noi siamo qui seduti, in questa sala, al Tonalestate, se questo è possibile, lecito, giusto e doveroso, è perché il Tonalestate è frutto di questo lavoro capillare e costante, sperando contro ogni speranza, l’unico che permette di non essere complici di una società in cui è vero che nessuno è più uno straniero ma in cui tutti sono lasciati soli ad affrontare le sconfitte, le ferite, le ansie, i bisogni e i desideri.
La drammaticità dell’esistenza, ha detto uno dei nostri relatori, si ripropone sempre nella storia, a ogni generazione e, proprio perché questa è la realtà che la storia ci insegna, o l’azione è quotidiana e nel quotidiano o è solo un flatus vocis. E, per essere quotidiana e nel quotidiano, essa ha una fondamentale caratteristica che risottolineo: l’incontro. Siamo qui per un incontro! Siamo qui per incontrarci e siamo qui per andare di nuovo a incontrare.
Il Tonalestate, in questi giorni, è stato anche definito l’esempio di come dovrebbero essere tutte le università : queste parole, giunte a noi inaspettate, come una sorpresa, ci aprono a un campo d’azione importante; ci invitano infatti ad assumere seriamente anche il compito di studiare: studiare la realtà con occhi nuovi, per cercare di aprire una breccia nel mare delle informazioni false da cui siamo stati messi in guardia da vari interventi che abbiamo ascoltato. Vedremo come questo lavoro si svilupperà, in una rinnovata azione unitaria, non individualistica o personalistica, nei vari centri di studio che, in ogni caso, non dovranno mai essere slegati dalla concretezza della vita e dai bisogni dell’uomo e degli uomini. Tutti possono, e tutti sono invitati a questo lavoro comune, basta aderire!
Chi non pensa più a se stesso, scriveva il professor Giovanni Riva, getti la prima parola dell’incontro: incontri l’altro, se ne faccia carico, cammini con lui, inventi ad ogni passo l’amicizia. Questo è il volto della nostra rivoluzione: l’incontro che genera amicizia!
Torniamo dunque con coraggio nella nostra realtà quotidiana con quello che abbiamo vissuto qui al Tonalestate e gettiamo, ripeto, gettiamo la prima parola dell’incontro, con il coraggio di non essere mai rassegnati.
Grazie e inshallah. Arrivederci al prossimo anno.

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