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Intervista a Marcello Buiatti

7 agosto 2017 Nessun Commento

Pubblichiamo qui di seguito l’intervista al Professor Marcello Buiatti, biologo, genetista, già professore di genetica all’Università di Firenze, che all’ultimo minuto non ha potuto prendere parte al convegno.

Rotture e connessioni di valori viventi

Lei, nel suo lavoro, ha sempre lottato strenuamente in difesa della vita: perché ha ritenuto così importante questa lotta dentro il mondo degli scienziati?

RISPOSTA:
Nella tradizione ebraica a cui appartengo, la parola più importante di tutte è proprio Chai, la vita. Posso dire di aver dedicato gran parte del mio lavoro di scienziato allo studio della vita, da un lato investigando i meccanismi che hanno permesso alla vita di evolvere sul nostro pianeta, e dall’altro portando avanti una visione olistica della vita, sempre supportata da risultati sperimentali, contrapposta ad una visione meccanicistica. Per rispondere alla sua domanda parlerò brevemente di entrambi questi aspetti.
Per comprendere l’importanza della vita bisogna capirne la natura: cosa distingue l’essere vivente (che ho definito in un mio libro “stato vivente della materia”) dalla materia inanimata? Gran parte del mio lavoro sperimentale si è concentrato sulla descrizione dei meccanismi che permettono agli esseri viventi (in particolare, nel mio caso, le piante) di esistere e adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente esterno. In estrema sintesi, ho contribuito a scoprire che gli esseri viventi sono dei sistemi complessi che devono la loro sopravvivenza e la loro evoluzione alla loro eccezionale capacità di adattarsi all’ambiente esterno. Questa capacita’ si basa sulla natura complessa degli esseri viventi, la quale permette interazioni continue tra diversi livelli di organizzazione: dal DNA all’RNA, agli scambi molecolari tra diverse cellule, all’interazione dell’intero organismo con l’ambiente esterno, al modo con cui gli organismi si evolvono di generazione in generazione. Un breve esempio: ho mostrato che una pianta (Nicotiana) è capace di adattarsi ad un drastico cambiamento ambientale (uno stress termico) cambiando il suo DNA: in seguito allo stress termico, la frequenza di mutazioni del DNA aumenta moltissimo – molto di più rispetto al caso – permettendo alla pianta di “evolvere” molto rapidamente e produrre nuove piante resistenti allo stress termico.

Ho sempre accompagnato la parte sperimentale del mio lavoro a riflessioni più ampie che riguardano tutta la biologia. Soprattutto negli ultimi anni, ho portato avanti l’idea che la peculiarità degli esseri viventi è proprio la loro natura complessa e dinamica, e che bisogna difendere questa peculiarità per proteggere la vita sul nostro pianeta. Infatti, gli esseri umani non vivono soli nel pianeta, ma fanno parte di un enorme e grandioso sistema complesso, la cosiddetta Biosfera, composto anch’esso da diversi livelli di organizzazione, a partire da semplici organismi come i virus, ai batteri, alle piante, agli animali, fino ai più complessi, gli umani, e tutte queste specie sopravvivono proprio perchè interagiscono continuamente tra di loro a vari livelli. Questa visione olistica si contrappone a una visione meccanicistica della biologia, portata avanti da diversi miei colleghi, in cui si considera il DNA come una magica lista di istruzioni e l’evoluzione guidata solo dal caso. Riassumendo, comprendere la natura complessa della Biosfera e preservare la vita di tutti gli esseri viventi del pianeta è fondamentale per le nostre vite perché noi stessi siamo parte della Biosfera, e la dobbiamo proteggere pena la fine della nostra specie e di quelle degli altri esseri viventi.

Lei afferma molto giustamente che gli esseri umani sono profondamente diversi dagli altri esseri viventi. Vorrebbe approfondire questo aspetto che ritengo molto importante?:

RISPOSTA: Gli umani posseggono cervelli con una capacita’ di elaborazione dell’informazione che non ha pari in altri esseri viventi. Il cervello umano infatti possiede 100 miliardi di neuroni che si possono organizzare in un milione di miliardi di diverse combinazioni, una capacita’ che in relazione al nostro corpo è molto più elevata rispetto a tutti gli altri mammiferi. Il nostro cervello ha permesso lo sviluppo di pensieri simbolici, complessi e astratti che hanno portato ad inventare strumenti sempre più sofisticati per modificare l’ambiente circostante. Molti di questi strumenti ci hanno permesso di vivere più a lungo e meglio, aiutandoci a cacciare, a coltivare, e poi ad allevare animali e selezionare piante per il nostro nutrimento. La produzione di sempre nuovi e più numerosi oggetti materiali ha poi portato alla nascita dell’ “Economia”, ovvero una rete di scambio di prodotti materiali che ha avuto sempre più importanza nelle comunità umane. Con l’invenzione della moneta, è pero’ iniziato un processo di alienazione per il quali gli umani hanno dato sempre più valore ad oggetti senza alcun uso pratico (i soldi). Questo processo di alienazione si sta estremizzando negli ultimi anni con la virtualizzazione del denaro (ormai gli scambi finanziari avvengono in rete senza alcun supporto materiale). Altre invenzioni umane (armi sempre più sofisticate) stanno portando a divisioni e guerre cruente, e infine altre causano danni pesantissimi al nostro Pianeta come ad esempio il cambiamento climatico in corso. Vorrei quindi riassumere il mio pensiero cosi’: utilizziamo al meglio le nostre eccezionali capacita’ intellettive recuperando la consapevolezza di cosa siamo e cosa veramente è sano per le nostre vite, e lottiamo contro i processi di alienazione e (auto)distruzione che noi stessi abbiamo prodotto.

Ci parli un po’ del cambiamento climatico: alcuni, tra cui Trump, Presidente degli Stati Uniti, non se ne preoccupano affatto; altri invece lottano perché tutti ne prendano davvero coscienza e, grazie a questa coscienza, prendano e inventino misure, grandi o piccole, per salvare il Pianeta. Lei cosa propone di fare su questo versante?

RISPOSTA: L’aumento della temperatura della terra è noto ormai da diverso tempo ed è derivato dalla combustione di combustibili fossili, dal disboscamento che impedisce gli effetti positivi delle piante che assimilano la CO2, la emissione di biossido di Carbonio, metano, protossido di azoto e i fluorocarburi che catturano il calore irradiato dalla superficie terrestre e quindi non si disperde nello spazio. Il primo vero tentativo di mantenere l’aumento di temperatura sotto i 2°C è l’accordo di Parigi firmato nel Novembre 2016. Purtroppo Donald Trump, il presidente del secondo Paese piu’ inquinante del mondo, gli Stati Uniti, ha ufficialmente dichiarato di ritirarsi dall’accordo e non rispettarne i vincoli. Il nostro Paese ha firmato l’accordo parigino ma per quanto se ne sa siamo ancora lungi dal mantenere fin da adesso le azioni indicate dall’accordo Mondiale di Parigi. Ci dobbiamo rendere conto che per rispettare questi obiettivi bisogna riconvertire la nostra economia riducendo drasticamente la produzione di prodotti materiali a cui abbiamo dato un valore impropriamente alto rispetto al beneficio che ne traiamo. Tocca quindi a tutti noi renderci conto della situazione che rischia di precipitare e organizzarci perché almeno l’Italia riesca a rispettare l’accordo di Parigi e a rallentare il cambiamento climatico.

Che nome lei darebbe alla nostra era geologica?
Alcuni hanno proposto Antropocene; altri, Olocene. Lei come la chiamerebbe e perché?

RISPOSTA; Quello che mi viene in mente è “virtualcene” perché della materia vivente e cioè delle vite di carne, di sangue, di pensiero umano ci occupiamo sempre meno mentre ci occupiamo moltissimo del denaro-online e cioè del passaggio fra umani non di materia ma di numeri di una inesistente materia. Un’alienazione che dobbiamo combattere.

Che rapporto c’è, professore, secondo lei e partendo dalla sua lunga e vastissima esperienza, tra verità e scienza?

RISPOSTA: Il concetto di verità è di difficile definizione perché è vero quello che ognuno di noi pensa e spesso difende come vero ma molto spesso cambia. Anche quello che conosciamo come scienza non è altro che una conoscenza ritenuta sicura fino a quando un altro esperimento scientifico non ne dimostri l’inesattezza. La scienza quindi non procura mai una verità definitiva, ma una descrizione della realtà che può essere sempre messa in discussione.

Un’ultima domanda un po’ forse personale ma credo di interesse per tutti. Che cosa significa per lei essere felice? Cioè un uomo può arrivare a definirsi felice? Quando? Come? Perché?

RISPOSTA: Per me non esiste una definizione precisa di felicità ma esistono continuamente piccoli o grandi spunti di gioia. Le ragioni di felicità sono il contrappunto di quelle della infelicità e non sono mai stabili ma si incrociano continuamente come ognuno di noi si incrocia continuamente con se e gli altri e i contesti in cui vive. Non esiste un’unica definizione di felicità ma ce ne sono di infinite che vengono e spariscono con velocità non prevedibile né definitiva. Le vite cambiano e così le felicità che non ha in alcun modo una regola. Siamo comunque capaci di poter essere felici anche se solo per un millesimo di secondo, e questo è un bene prezioso: AUGURI!

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