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L’evidenza e la ragione ovverosia L’eccezione alla regola

28 agosto 2017 Nessun Commento

La ragione. Ogni epoca ne ha fatto oggetto di riflessione e qualche volta ne ha ricavato un idolo.

Antonio de Petro, scrittore del romanzo “il Questore”, recensito su questo blog da Carlos Ciade, direbbe: “l’idolo non corrisponde in modo esauriente alla domanda dell’uomo cui si pretende risposta”. Se la nostra epoca, complessa e inondata di informazioni, incespica continuamente in verità parziali o assolute menzogne c’è ancora un criterio che sia ragionevole seguire per orientare il discernimento? Agli studenti del secolo scorso, c’erano maestri che suggerivano di osservare la realtà per conoscerla appieno, di affidarsi a testimoni affidabili per riconoscere le radici storiche e di pensiero, e lasciare spazio alle molte “più cose in cielo e in terra di quante la vostra scienza possa comprendere”.
Alcuni importanti flash sul nostro tempo li hanno introdotti nelle riflessioni del Tonalestate, Marc Wilikens e Gian Guido Folloni.

Marc Wilikens, fino al 2009 è stato il capo dell’unità Informatica della Commissione Europea. Dal 2010 al 2013 ne è stato il capo dell’unità Gestione della conoscenza e attualmente dirige l’unità Risorse umane, specializzandosi nella gestione della conoscenza e nella comunicazione. La sua è stata un’interessante relazione su quella che definisce Società “post fattuale”. Oggi i social sono diventati agenzie di informazione quanto i mèdia tradizionali. Entrambi operano in un sistema di “post-verità”: il dilagare di notizie la cui attendibilità è costantemente dubbia, fa affermare a Wilikens, che “i fatti contano molto meno nella formazione dei giudizi” mentre i tratti della personalità di milioni di individui vengono tracciati mediante la loro presenza in internet. Le scelte, le opinioni, i siti che immettiamo e visitiamo in rete vengono utilizzati dalla politica ( e dal mercato ndr) per manipolare l’opinione pubblica. A tutti sono oggi evidenti il peso che hanno avuto le false dichiarazioni sulle armi di distruzione di massa di Saddam, gli scandali mediatici che hanno diretto il voto americano e non solo, le oscillazioni delle scelte elettorali a seconda di quanto i diversi leader abbiano saputo cavalcare strutture inconsce della nostra personalità.

Ma la connessione sempre più stringente, ineludibile e perfino necessaria che regola la vita del pianeta non va demonizzata; piuttosto affrontata con consapevolezza e “ragionevolezza”.
“Reti, trame, barbari” è il titolo che Gian Guido Folloni ha dato al proprio intervento. Con la proiezione di diverse slide il Presidente dell’Istituto italiano per l’Asia ha mostrato le attuali reti terresti, marittime e stellari che disegnano gli equilibri politici del pianeta e i nuovi poteri: la Russia di Putin, l’espansione della Cina in Europa e in Africa oltre che nel proprio continente, le bordate di Trump verso e pro Corea, gli affanni dell’Europa. Si svelano dietro milioni di chilometri di gasdotti la posta in gioco sulla Siria, lo strano alternarsi del sostegno ai ribelli anti Assad, il conflitto saudita-iraniano, le manovre USA in Medio Oriente. Accanto, la rete finanziaria mondiale con la sua regia sempre più pressante sulla sorte dei popoli. Infine, la rete digitale di quinta generazione 5G in fase di installazione anche in Italia. Ciò che già ci avviluppa in cielo con ogni sorta di satellite sta per essere affiancato (e forse sostituito) dalla rete informatica per la trasmissione dei dati che sarà in grado di ridurre il mondo a zero confini. Potremo svolgere ogni tipo di azioni e funzioni senza muoverci dalle proprie case e ci si porrà una domanda fondamentale: ci lasceremo catturare nella rete conformandoci passivamente a chi l’ha gettata e la controlla? Cosa e chi ci manterrà liberi? Barbari?
Folloni suggerisce di riflettere su poche parole della “Lettera a Diogneto”, l’antichissimo testo greco anonimo che recita: ”ogni patria straniera è patria loro e ogni patria è straniera”. C’è da riconoscere e costruire le proprie identità, accrescerle e tramandarle con la forza del dialogo, del confronto, dell’integrazione. Ognuno potrà ritrovarsi barbaro, cioè libero.

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