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Passate Edizioni

Tonalestate 2014  Nel manifesto del Tonalestate di quest’anno, un vecchio nasconde, dietro i pugni chiusi, il suo pianto. Gli eventi che hanno accompagnato la sua vita non li conosciamo: non sappiamo se la storia gli ha somministrato carezze o colpi di frusta. Ma a nessuno sfugge che siamo di fronte a un uomo che sa che cosa sia l’umiliazione e che sa, al contempo, che cosa sia la dignità. Umiliazione e dignità: due parole ricorrenti nelle riflessioni e nel racconto delle esperienze di vita che abbiamo conosciuto e incontrato in questi quattro giorni di lavoro insieme. Che cosa significano veramente queste due parole così importanti nella storia, così importanti per l’uomo? Umiliazione è una parola latina composta da humus – che significa “basso” o “terra” e azione che viene da actus. L’actus, per i latini, era il diritto di agire. Umiliazione, quindi, indica la condizione per cui una persona è messa (o si mette) così in basso, quasi fin sotto terra, da perdere il diritto di agire. Ma da quel sottosuolo in cui è spinto (o si spinge) può solo vivere, come ha detto uno dei nostri relatori, la sua “frustrazione per insignificanza”.
Tonalestate 2013  Ci è stata data la possibilità, in questi giorni, di affrontare il tema del linguaggio e la comunicazione in un modo molto diverso dall’accademicismo o dall’astrazione con cui viene normalmente affrontato: siamo stati  provocati ad andare al cuore vero del tema, quello che ahimé ancora troppi insegnanti, giornalisti, politici, scrittori e sacerdoti – cioè coloro che abbiamo definito “i professionisti del linguaggio” – ma anche noi, genitori o figli, giovani o anziani, adulti o ragazzi che ancora vanno a scuola, tutti noi dunque, che per lo più viviamo in situazioni e condizioni ancora umanamente degne, non abbiamo la voglia, il tempo e il coraggio di affrontare.Il cuore vero del tema del linguaggio è che le parole che normalmente pronunciamo e che normalmente ascoltiamo non sono chiare, non sono autentiche, non sono vere e non sono vitali:  cariche di ambiguità e di inganno, grazie alla loro arte di manipolare, creano confusione  e, pertanto, dolore, in chi le ascolta con cuore di fanciullo. Con la mia negligente superficialità, sono dunque io che imbroglio i segni, i linguaggi, il significato, e lo faccio con la pretesa di difendere la mia vita, pur sapendo che chi vuol difendere la propria vita la perderà.
Tonalestate 2009 Tonalestate 2012 “One Way” (“unica via” e, anche, “senso unico”) rimanda a una storia che ha segnato la vita di molte persone:  è il nome di un movimento che, nato in Italia negli anni sessanta, si è poi diffuso in Europa, in Asia e in America Latina. Il suo valore di fondo è contribuire alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico; ed è possibile, soprattutto, muovendosi senza luoghi comuni, uniformità o imitazioni che impediscano la valorizzazione di ogni persona, di ogni gruppo, di ogni tentativo autenticamente teso al servizio degli uomini e del loro cammino sulla terra.“Vite dedicate” ne è il sottotitolo, molto provocatorio, se pensiamo al nostro tempo, dove ciascuno è indotto costantemente a pensare solo a sé. Sono molti i modi in cui uno può dedicare la propria vita: una moglie che si prende cura per anni del marito malato; chi decide di lasciare casa, madre e padre, figli e coniuge, per assumere su di sé e condividere le ingiustizie, le povertà e le miserie di coloro che incontra; chi si dedica al lavoro o allo studio quotidiano con pazienza, precisione e senza ansia di lucro; chi è disposto a mettere a rischio la propria vita e la propria sicurezza per la verità e la giustizia.
Tonalestate 2009 Il Tonalestate 2011 ha per tema “genocidi e massacri”: specifiche e crudeli azioni dirette rispettivamente o contro più individui fra i quali esiste uno storico vincolo di appartenenza o contro uno o più individui fra i quali non esiste detto vincolo.
Sono innumerabili i genocidi e i massacri perpetuati dall’uomo e dagli uomini nella storia: enumerarli tutti è, di fatto, impossibile; dimenticarne anche uno solo costituisce, di per sé, un delitto grave, perché nessun uomo, per nessuna ragione, dovrebbe vedere decisa la sua morte da uno o altri uomini. La morte dovrebbe essere un momento privilegiato di compimento di una storia di unità tra il Mistero e l’uomo, come successe ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. È molto innaturale che la morte, questo ultimo abbraccio che ci dà la terra, sia invece provocata violentemente da chi dovrebbe esserci padre, madre, fratello o sorella, macchiando di male, per l’eternità, una terra che forse non ha più lacrime.
All’interno, dunque, di una vacanza che vede riuniti, ancora una volta, giovani e non più giovani dai cinque continenti, in un dialogo che non vuole risolvere ma, curando ferite, far maturare la coscienza, e sotto lo sguardo severo ed eterno delle Alpi, al Tonalestate 2011 si parlerà, si ricorderà e si denunceranno fatti che ci lasciano senza fiato e in profonda riflessione. Ma la speranza che si fa strada nell’oscurità non può che avere le radici solide che solo il realismo le può concedere.
Tonalestate 2009 Tonalestate 2010 FRATERNITÉ Si tratta di scoprire se la fraternità sia possibile nella odierna realtà confusa, disordinata, individualista, dove l’uomo sembra essere condannato a farsi lupo per il suo simile, condannato a ripetere quello scellerato “andiamo nei campi” di Caino, in cui pare, cioè, condannato a distruggere la fraternità, implicita nel primo momento della creazione. Dall’ Iraq, Israele, Palestina, Germania, Francia, Messico, (per citare solo alcuni dei Paesi partecipanti) ci si è ritrovati per accettare e vivere questo dono e per sbozzare un quadro di fraternità che possa valere per “musici e mendicanti” e per ogni uomo in lotta, sul filo dello stupendo quadro di George de la Tour scelto per il manifesto dell’anno. Crea fraternità il soldato che si lascia uccidere invece che ammazzare; il giovane inquieto che si sente un’impostore perché vorrebbe amare in modo perfetto sia Dio che il prossimo; la vedova che offre il suo ultimo soldo senza soppesare troppo il futuro; il malato che continua a lottare sapendo di avere ancora un compito importante che solo lui può portare a buon fine; uomini e donne che alzano la voce per dire basta a un mondo che non vogliono; creano fraternità, alla fine, due o tre che si riuniscono attorno a un Mistero. Non hanno certo un’ultima parola e non contano nulla, ma l’Eterno, che ama giocare con la debolezza umana, si diletta di abitare le loro armoniose stanze.
Tonalestate 2009 Tonalestate 2009 «Come l’uom s’etterna – l’evoluto selvaggio Nella ricorrenza darwiniana, si è affrontato il tema dell’evoluzione, certamente con uno sguardo scientifico, ma soffermandosi in particolar modo sull’uomo che cerca l’eterno pur essendo un essere finito. Pur in una realtà fatta di guerre e scontri quotidiani in cui l’uomo si presenta con i tratti della bestialità, dell’incapacità razionale e succube dell’istintività che lo porta a gettarsi armato (come mostra lalitografia “Caino e Abele”di Marc Chagall del manifesto) sul suo simile per saziare la sua fame di potere, il Tonalestate ha voluto indicare una possibile via d’uscita nel cammino verso l’eterno. L’uomo è infatti un essere in fieri che può, tramite le opere buone che compie nella vita, raggiungere una realizzazione piena e completa che lo apre all’infinito e lo fa unire, in amicizia, con il resto del creato.Fra gli spettacoli, memorabili il Concerto di pianoforte di due giovani musicisti rumeni provenieti dalla Fondazione Iulian Arcadi Trofin e quello di musica irlandese realizzato dalla famiglia Brolly.
Tonalestate 2008 «Le identità negate» Nel dipinto di Henri Rousseau, conosciuto come “il doganiere”, un leone annusa una preda addormentata senza svegliarla: manifesta le tensione, il possibile pericolo e la tentazione del potente di divorare il debole estraneo (o straniero), sfruttando la sorpresa, l’attacco del forte contro il debole. Con questa immagine, il Tonalestate ha richiamato l’attenzione al tema del multiculturalismo. Un avvicinamento al diverso solamente come qualcosa di esotico, addirittura passeggero, senza andare a ciò che sostiene quella diversità, può non portare alla conoscenza, bensì semplicemente a una stumentalizzazione del diverso, che cerca nell’altro solo ciò che è utile al potere. Il Tonalestate ha dimostrato che l’unica posizione realistica è quella dell’umiltà, spiegata e approfondita dalla frase di Max Scheler: “L’umiltà è un costante pulsare di servizievolità verso tutte le cose: le belle e le brutte, le buone e le cattive, le vive e le morte”. Questa attitudine di servizio all’altro ha trovato il suo punto concreto nell’ascolto e nella denuncia dell’oppressione dei popoli e delle culture spodestate, alle quali si è cercato di dar voce, apprezzando uno stile di vita che serva a valorizzare e amare l’altro come segno di un mistero che accompagna l’uomo e che desidera la sua felicità, al di là delle differenze.
Tonalestate 2007 «Quest atomo opaco del male» il Tonalestate ha proposto questo tema pur sapendo che non c’è mai stata una risposta sulla sua origine e, di conseguenza, neppure una sua soluzione definitiva. L’impressione dell’uomo è, quindi, quella di vivere in un assurdo: vuole e necessita del bene e della felicità, ma ottiene come unica risposta il male, la sofferenza, l’ingiustizia, la guerra. C’è un grido che attraversa la storia dell’umanità alla ricerca di una risposta che sembra non arrivare, o essere, purtroppo, insufficiente. Il male come ciò che l’uomo è capace di fare all’altro uomo, come la volontà di coloro che vogliono eliminare l’altro. La risposta può trovarsi solo in un modo di guardare e di considerare questo altro: uno sguardo aperto al mistero di un Altro presente negli altri. Dalla sua miseria l’uomo innalza un grido affinché sia ascoltato da questa divina indifferenza, da questo mistero che molti uomini e donne, nella storia, hanno guardato con profondo rispetto e supplica, come fece Abramo, lasciando tutto “contro ogni speranza”, come lo stesso Gesù di fronte alla morte. E moltissimi altri, donne e uomini, illustri e sconosciuti, hanno mostrato quanto sia potente e attiva la fragilità (apparente) del bene. Coloro che hanno partecipato hanno potuto ascoltare un messaggio atipico per il nostro mondo: che la debolezza permette che il bene agisca.
Tonalestate 2006 «Ni dieux ni maîtres» Con il motto sessantottino “ni dieux ni maîtres” si è affrontato il tema della rivolta e dei rivolgimenti epocali nella storia dell’umanità. La politica, l’economia, le guerre di conquista sono, per l’essere umano che sente in sé la necessità di unirsi ad altri suoi simili per creare insieme qualcosa di giusto, motivi per alzarsi in piedi e mettersi in cammino, un cammino che ha bisogno di individui coraggiosi che non si fanno forza tramite l’idea del superuomo ma che, consci della sofferenza e della fatica, si mettono in azione per una giustizia vera e sconosciuta. La Rivolta vera è quella per la difesa di una realtà positiva, già tentativamente cambiata, contro l’oppressione e l’ingiustizia. Tali isole di resistenza esistono in molti Paesi che sono stati ospiti del Tonalestate, in Europa come in Asia o in America latina. Oltre alle conferenze sono stati organizzati alcuni spettacoli, tra cui il “Cabaret Yiddish” di Moni Ovadia, e mostre fotografiche, in particolare, una dedicata alla guerra cecena e l’altra dedicata alla guerra irakena.
Tonalestate 2005 «Per un principio superiore. La politica: los de arriba y los de abajo» La Politica può essere ancora intesa nel suo significato originale, come costruzione e difesa di realtà comunitarie, sociali, culturali e umane?” Nonostante lo sviluppo dell’umanità a livello tecnologico, amministrativo  e comunicativo, non si fanno passi avanti a livello politico. Lo dimostrano le diverse esperienze di lotta e resistenza di gruppi in cerca di riconoscimento e di una convivenza comunitaria di fronte a cosiddetti “Principi” o ai potenti di turno. Abbiamo visto come uomini e donne in carne e ossa abbiano dato la loro vita per la difesa di una dignità estranea all’esercizio della politica come negoziazione o accordo buio. Uomini come La Pira sono cosi attraenti che una delle loro frasi è “cominciare da noi stessi”; un modo che è alla portata di qualsiasi essere umano. L’immagine (“L’incubo”) di Heinrich Füssli desidera condurre a riflettere come sull’umanità incomba l’odierna politica del mondo tecnologico, con l’ingiustizia di molte sue leggi, con la perversità di molte sue istituzioni e con l’indecorosità di molti suoi decisori (“los de arriba”), i quali sembrano possedere capacità inquietanti (come l’incubo dell’immagine di Füssli, appunto) di trasformazione e di mutamento.
Tonalestate 2004 «Ecce Money» Il denaro viene, sapientemente e provocatoriamente, messo al posto di quel Homo che morì su una croce. Il denaro che, quindi, prende le vesti di un nuovo dio, creato dall’avido e megalomane desiderio degli uomini moderni di possedere sempre di più. Il denaro che, dunque, non è male o malefico di per sé ma che lo diventa se utilizzato per rispondere alla cosiddetta “sacra fames”, appunto la cupidigia odierna. E desideriamo leggere qualcosa di diverso, invece, nell’atteggiamento dell’immagine di Vermeer (“La lattaia”) che Tonalestate ha scelta per quest’anno: desideriamo vedervi le virtù civili del dignitoso lavorare umano.
Tonalestate 2003 «Un bello e orribile mostro si sferra» Questo sistema scientifico-tecnico e la civiltà della tecnica, che tendono a togliere di mezzo il proprio senso, cioè l’uomo, estendendosi all’intero pianeta, che faranno dunque di noi? Che faranno delle forme tradizionali di civiltà e di cultura? L’organizzazione tecnologica della civiltà, per sopravvivere e dominare, dovrà impedire che l’uomo abbia un significato e una salvezza che siano “altro” dalla tecnica stessa? Ma l’uomo e la sua esistenza sono proprio come una macchina? Le varie forme del sapere scientifico si vedono ancora in relazione all’uomo come esistenziale mistero? La tecnica non rischia forse di divenire il principio e il punto di riferimento di ogni forma di cultura, di civiltà e di salvezza, sostituendo ogni dio? Di fronte a queste domande, Tonalestate cita, al proposito, la frase del filosofo Martin Heidegger: “Ormai, solo un Dio ci può salvare”. E, con questa non pessimistica ma realistica constatazione, devono risorgere la speranza e la possibilità di un nuovo inizio, poiché, come dice ancora Heidegger parafrasando Hölderlin, “là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”, cioè, dove il bene sembra assente, proprio questa impressione di assenza è la prova della sua presenza.
Tonalestate 2002 Antigone non deve morire  Ognuno, negli aspetti più tipici della vita umana, e il mondo intero cercano una propria giusta pace. E ogni pace si potrà raggiungere accettando il dono della capacità di perdono, cioè nella speranza e nella lotta umana per una grazia da non ostacolare (con le parole di Montale: “un imprevisto è la sola speranza”), in modo tale che ci sia più difficile diventare indifferenti di fronte alla miseria, in modo tale che le distruzioni e le violenze non determinino il nuovo “impero” globale in cui siamo immersi e in modo tale che non ci sentiamo coinvolti nel chiamare “pace” il tranquillo soddisfatto deserto del cinismo umano, politico ed economico. La vita e il mistero di Antigone (cioè dell’uomo; e di ogni uomo) dimostrano la pietà, conseguenza terrena di una paternità ultima. Il potere imperiale sta vincendo soltanto temporaneamente, proprio perché questa “pietas” non è morta e non morirà mai sulla terra. Il mistero che costruisce ogni nuovo uomo che nasce è un mistero e un dono di misericordia che sta vincendo, poiché in noi persiste e “resiste”. L’immagine del manifesto è un’opera di Marc Chagall, “Su Vitebsk”. E’ immagine del dolente peregrinare personale di Chagall, peregrinare che include quello dell’uomo, chiamando alla compassione per la sua miseria nella sua grandezza. Ed è anche su questa “compassione” umana profonda che trova fondamento la pace.
Tonalestate 2001 «Odissea nell’umano» l’uomo e la sua innata ricerca di significato nella sua breve esistenza, nelle sue azioni e nel suo vivere nel contesto sociale contemporaneo. Uno sguardo malinconico, ma illuminato di speranza, come ricorda il quadro di Friedrich, “Viandante sul mare di nebbia” del 1818. Un’immagine che mostra la solenne solitudine di ognuno, sull’abisso nebbioso degli eventi, nell’anelito verso un mistico “altrove” e nella contemplazione di qualcosa di terreno e, pure, di superiore, superiore alla comprensione stessa della ragione. Racconti e testimonianze di semplici persone o riconosciuti intelettuali, provenienti da paesi diversi con situazioni sociali, politiche e economiche differenti, ma con un grande e profondo punto in comune: una vita dedicata alla ricerca e scoperta di un significato vero per l’esistere. Tra essi l’esperienza dei kakure (i cristiani perseguitati per secoli in Giappone); dei giovani del movimento The Others che opera nelle università a favore del dialogo e dell’incontro col diverso; il silenzioso e umile lavoro dei volontari dell’Associazione I Sant’innocenti presenti i diversi paesi dell’America Centrale. Ha partecipato, indimenticato amico, André Chouraqui, che ha parlato delle tre religioni monoteiste in trentatré secoli di storia e di fede come fondamento del futuro.

 

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