8 agosto 2026 – ponte di legno (bs) e passo del tonale (tn)

Amicus Plato vel magis amica veritas?

La prima giornata del Tonalestate si è aperta con l’introduzione ai lavori della presidente Elena Lanzoni, che ha presentato anche i diversi articoli contenuti nel libretto del Tonalestate.

A seguire, Paola Eletta Leoni, direttrice del Centro Studi del Tonalestate, ha introdotto il tema scelto per questa edizione, affrontando le parole “paura”, “obbedienza” e “ascolto” attraverso alcune letture e diversi autori. Tra le figure presentate, particolare attenzione è stata dedicata a Dorothy Day, scrittrice, giornalista, anarchica, ma soprattutto donna di pace in un mondo segnato dalla guerra.

È intervenuto quindi Marco Romani, presidente dell’Opera di Nàzaret, che ha portato i saluti di Sua Eminenza il cardinale Giovanni Battista Re e di Sua Eccellenza Reverendissima Edgar Peña Parra. Entrambi hanno augurato buon esito all’Università estiva, riconoscendola come un luogo nel quale si costruisce la pace, ed hanno esortato i partecipanti a non perdere la fede e a testimoniare la bellezza del Vangelo.

Peter Kuznick
Why the Doomsday Clock Ticks Closer and Closer to Midnight
professore di storia e direttore del Nuclear Studies Institute all’American University di Washington, USA

Il disarmo nucleare: a parlarne è stato il professor Peter Kuznick, che ha sottolineato la necessità di informare tutti sul pericolo di una guerra nucleare, dalle conseguenze devastanti per l’intera umanità.

Nel suo intervento ha affrontato diversi conflitti che oggi affliggono il mondo, fornendo dati aggiornati sulla guerra tra Russia e Ucraina e sul conflitto tra Israele e Palestina. Ha inoltre ricordato la tragedia delle bombe atomiche sganciate sul Giappone e ha riflettuto sul modo in cui i potenti raccontano menzogne per giustificare le proprie scelte politiche, mentre l’umanità desidera e si mobilita per la pace.

Al termine, Kuznick ha rivolto soprattutto ai giovani un invito a non lasciarsi bloccare dalla paura. «Noi possiamo davvero fare qualcosa»: con queste parole ha lasciato ai presenti un messaggio di speranza e responsabilità.

GIOVANNI DI MARTINO
Insieme oltre la paura: la forza della comunità che cura e fa crescere
avvocato, già sindaco di Niscemi – Caltanissetta

Dalla geopolitica internazionale ci siamo spostati alla politica italiana, con la conferenza dell’avvocato Giovanni Di Martino, ex sindaco di Niscemi-Caltanissetta, impegnato nella lotta contro la mafia.

Le parole che hanno caratterizzato maggiormente il suo intervento sono state educazione, legalità, trasparenza e comunità. Il dottor Di Martino ha iniziato a impegnarsi in politica a 28 anni e non si è mai arreso, nonostante minacce e intimidazioni, nel suo impegno per il bene comune.

Ci ha ripetuto che la paura non si elimina, ma si attraversa; non si evita, ma si supera. E l’unico modo per farlo è insieme a una comunità unita, perché, come ha sottolineato, «l’unità spaventa la mafia». Ha raccontato inoltre le politiche promosse a favore dei giovani in situazioni di vulnerabilità, con particolare attenzione all’educazione. «Un giovane che abbandona la scuola è un problema di tutti, così come un giovane che studia è una vittoria per tutta la comunità».

Anwar Abu Eisheh
La Peur, est elle positive? Négative? Et la résiliance dans la peur
già ministro della cultura dell’Autorità palestinese e professore di diritto alla Al Quds University di Hebron

Anwar Abu Eiseh è palestinese e convive con la paura fin da bambino, perché la sua storia è segnata dall’occupazione della sua terra fin dal 1967. Ha raccontato la paura quotidiana di fronte alla violenza, quella della detenzione amministrativa senza capi d’accusa né processi e quella di poter essere allontanati dalle proprie case, terre e fonti di sostentamento.
Una paura che, diventando il respiro di ogni giorno, toglie la capacità di relazione con l’altro e intorbida il cuore, facendolo sprofondare nella violenza.

Dopo il 7 ottobre, in Israele tutto è cambiato, a partire dal lessico con cui ci si relaziona alle condizioni sociali. La società israeliana si è chiusa in se stessa e sono venuti meno anche rapporti di vicinato e di stima faticosamente raggiunti. Le tasse dei palestinesi sono state sequestrate e i territori vivono una crisi finanziaria che ha portato l’economia al collasso, privando degli stipendi insegnanti e medici. La scuola è ridotta a poche ore settimanali e si rischia una generazione analfabeta.

È nella comunità internazionale che Anwar indica il luogo della ricostruzione e della pace, a condizione che sia capace di alzare il livello delle sanzioni per obbligare al rispetto dei diritti umani. Anwar rimane fiducioso perché intravede segni di resilienza e guarda a tutti coloro che esprimono, in molte forme, la condanna di quanto avviene.

Arnaldo Scarpa
Dalla Sardegna, per un’economia disarmata e disarmante
co-fondatore del Comitato Riconversione Rwm e della Rete Warfree – Lìberu dae sa gherra

Il primo a intervenire nella giornata pomeridiana è stato l’economista e filosofo Arnaldo Scarpa, che ha raccontato le sfide affrontate dal territorio sardo.

Dalla presenza delle miniere, che pur dando lavoro alla popolazione hanno contribuito alla perdita di parte della cultura agricola e pastorale, fino alla presenza di una fabbrica di armi coinvolta nella guerra in Yemen, la più grande crisi umanitaria del nostro tempo. Queste situazioni hanno portato a una domanda: il lavoro deve essere anche etico? Da qui è nato, nel 2016, il Comitato Riconversione RWM, un movimento contro la produzione di armi nell’isola e in Italia.

Accanto alla lotta contro le armi, dal 2020 è stata portata avanti anche un’Economia di pace, attraverso una ricerca in collaborazione con l’Università di Cagliari. Da questo percorso è nata la rete Warfree, con diverse aziende che vogliono avere una produzione sostenibile, perché la pace si costruisce anche attraverso il modo in cui produciamo e consumiamo.

I relatori Anwar Abu Eisheh, Peter Kuznick, Giovanni Di Martino e Arnaldo Scarpa hanno successivamente dato vita a una tavola rotonda, moderata da Nicolò Ferrari, docente presso la Scuola Superiore di Economia e Commercio di San Salvador. Le numerose domande del pubblico hanno alimentato un dibattito vivace, coinvolgendo in particolare gli studenti universitari e offrendo importanti spunti di riflessione.

Katsumi Hashimoto
Seminare per la pace
Quello che porta la guerra: testimone della tragedia dei coloni giapponesi in Manciuria

Come conclusione del pomeriggio abbiamo avuto con noi Katsumi Hashimoto, testimone della tragedia dei coloni giapponesi in Manciuria.
Nel 1942, a soli 6 anni, partì con la famiglia per ordine del governo giapponese per colonizzare la Manciuria. Dopo l’arresa del Giappone nella Seconda guerra mondiale, si resero conto che la colonizzazione era stata un inganno e aveva portato soltanto dolore, fame e ingiustizia.

Il signor Hashimoto ha raccontato gli episodi più dolorosi vissuti da bambino: la morte dei genitori e dei fratelli, la fame, gli abusi commessi contro donne e bambine, accompagnato dalla paura e dalla rabbia per un viaggio che non aveva scelto. Nel 1946 poté tornare in Giappone, ma, essendo un orfano di guerra, fu discriminato anche nel suo Paese.

Nonostante tutto, il signor Hashimoto ci ha esortato a essere uomini e donne di pace, ricordando gli incontri e i gesti di umanità che gli hanno dato speranza. Ha concluso ricordandoci che gli esseri umani non sono fatti per la guerra, che è un atto di follia in cui, si vinca o si perda, c’è solo la morte. Ci ha invece invitato a riconoscere che siamo fatti per la felicità e che tutto ciò che ci viene consegnato è un dono. “Pace non nasce spontaneamente, ognuno semina la pace nel suo cuore”.

giorgio fornoni
Noli timere
giornalista freelance

Chiusa la sessione pomeridiana, la serata si è accesa con la proiezione di alcuni tra i lavori più significativi del reporter Giorgio Fornoni. Al termine della proiezione due studentesse universitarie, membra del Movimento Universitario Internazionale “The Others”, Helena Lanza e Letizia Mazariegos, hanno avuto l’opportunità di intervistarlo.

Al centro del dialogo il tema: come superare la paura e non perdere la speranza dopo aver visto e vissuto tante situazioni al limite dell’umanità. Il giornalista Fornoni ha raccontato, anche attraverso diversi aneddoti, come il fatto di testimoniare una verità che nessuno conosce sia ciò che lo ha aiutato a portare avanti il suo lavoro.