9 agosto 2026 – ponte di legno (bs) e passo del tonale (tn)

Tentare non nocet?

La seconda giornata dell’International Summer University Tonalestate 2026, dedicata al dialogo interreligioso, si apre con i saluti iniziali di Elena Lanzoni e con l’intervento del rabbino Jeremy Milgrom.

Jeremy Milgrom
The God of Love and Fear: don’t be afraid to be afraid
rabbino e attivista per la pace in “Clergy for Peace”

Partendo dal Salmo 26 e attraverso il racconto di diversi passi della Bibbia, il rabbino Milgrom ha mostrato come gli effetti di una paura profonda e incontrollata possano condurre fino al genocidio a Gaza. La paura più grande, ha sottolineato, è quella di essere soli. Ma Dio, nella teofania, si fa vicino all’uomo per amore. Portare la vita nel mondo è il nostro imperativo morale, come hanno fatto le levatrici d’Egitto.

Il rabbino ha poi raccontato alcuni dei numerosi gesti di solidarietà che avvengono ogni giorno a Gaza e nelle zone colpite dalla guerra: l’accompagnamento dei malati negli ospedali, la costruzione di scuole e molte altre forme di aiuto. Ha concluso con un messaggio di speranza: “Non è tutto perduto, ma c’è ancora molto lavoro da fare”.

Andrew Abdulrahman Bangura
L’università come espressione di carità intellettuale
sacerdote incaricato della Pastorale Universitaria della Diocesi di Makeni, Sierra Leone

A seguire prende la parola don Andrew Bangura, sacerdote della diocesi di Makeni, in Sierra Leone, che dedica la sua conferenza al concetto di “carità intellettuale”.

L’università, spiega don Andrew, non dovrebbe essere soltanto il luogo della formazione accademica, ma anche uno spazio capace di educare al servizio e alla cura degli altri. Per questo, più che una semplice scuola, dovrebbe essere una casa. Portando l’esempio dell’Università di Makeni, dove opera, ci ricorda: “Non dobbiamo cercare solo i voti, ma la conoscenza”.

La carità intellettuale ha come primo elemento la missione. Non può fiorire dove domina l’orgoglio o dove si pensa che ciò che si possiede sia esclusivamente frutto del proprio merito. La conoscenza, l’intelligenza, il linguaggio e le capacità sono, prima di tutto, un dono di Dio e, proprio per questo, devono essere condivisi.
Sapere significa anche aiutarsi come fratelli. L’intelligenza, dunque, non deve diventare un motivo per vantarsi, ma uno strumento da mettere al servizio dell’intera umanità. L’università dovrebbe infatti formare non soltanto professionisti competenti, ma persone capaci di relazionarsi con gli altri e di prendersene cura.

Nonostante tutte le difficoltà e le sfide che può incontrare, conclude don Andrew, l’università deve rimanere un luogo di amore e di compagnia.

Annalisa Marangoni
Dall’esperienza della paura, camminare insieme alla luce della Promessa: “Io sono con te”
missionaria delle Piccole Sorelle del Vangelo
di Charles de Foucauld

La giornata prosegue con Annalisa Marangoni, missionaria in El Salvador, in America Centrale, per più di trent’anni. A guidare il suo intervento è la crescita nella fiducia verso l’unica promessa che Dio fa all’uomo: «Io sono con te».

Marangoni ci ricorda che l’espressione “noli timere” compare 365 volte nella Bibbia, quasi come se ogni giorno dell’anno Gesù ci ripetesse che sarà con noi.
Per affrontare e sconfiggere la paura individua tre dimensioni fondamentali: l’intergenerazionalità, l’interculturalità e la costruzione di nuove relazioni, nelle quali prevalgano l’amore e la cura, e non il possesso.

Nel corso del suo intervento racconta anche le storie di tre donne incontrate in El Salvador, con vite profondamente segnate dalla violenza. Attraverso l’ascolto, l’amore e la cura, queste donne sono riuscite a intraprendere un cammino di uscita dalla violenza, continuando ad aggrapparsi alla promessa di Dio.

Il suo intervento si conclude con una provocazione: non è vero che non possiamo fare nulla. Abbiamo bisogno del pensiero critico e coltivarlo è anche un compito della Chiesa. In quest’ottica, presenta una nuova iniziativa, la «Pastorale della Compassione», pensata per accompagnare le famiglie che soffrono a causa della violenza e dell’incertezza. Famiglie che, molto spesso, non hanno bisogno di grandi risposte, ma semplicemente di una voce e di una mano amica.

Jean Marie Lassausse
La rançon de l’émigration clandestine
sacerdote di Mission de France in Algeria

La giornata prosegue con Jean-Marie Lassausse, sacerdote della Mission de France in Algeria. Ci racconta la sua vita dedicata agli altri, in zone di missione come l’Algeria e il Marocco, dove i cristiani sono una minoranza.

Padre Lassausse racconta il suo lavoro nelle prigioni: ascolta i detenuti quando hanno bisogno di parlare con qualcuno e di ricevere un consiglio, ma porta anche loro le notizie dei familiari e delle persone care, anche quando si tratta di notizie difficili o dolorose da comunicare.

Ci ricorda così come la carità superi i confini e le appartenenze religiose. Padre Lassausse ascolta infatti non soltanto i cristiani, ma tutti coloro che hanno bisogno di essere ascoltati. Spesso gli viene detto che dovrebbe occuparsi esclusivamente dei cristiani, ma la sua risposta è semplice: tutti hanno bisogno di un fratello. Per questo offre la propria vita al servizio degli altri.


Gad Fernando Piperno
Vivere da ebrei oggi in Italia e in Europa
rabbino capo della Comunità Ebraica di Firenze, membro del Standing Committee della Conferenza Rabbinica Europea

Gad Fernando Piperno, rabbino di Firenze, ci racconta cosa significa vivere come ebreo in Italia e in Europa. Al centro del suo intervento c’è la sua esperienza personale e la necessità di tenere insieme due dimensioni della propria identità: “Appartengo al popolo ebreo, ma sono altrettanto parte del popolo italiano”.

Spesso viene interpellato come se essere ebreo significasse essere straniero. Ma lui è italiano, proveniente da una famiglia italiana da molte generazioni. Gli viene anche chiesto se si senta rappresentato da Netanyahu. La risposta è negativa: oltre a non riconoscersi in una forma di governo che non gli permette di sentirsi a posto con la propria coscienza, Netanyahu è il capo di Stato di un altro Paese e, dunque, a prescindere, non potrebbe sentirsi rappresentato da lui.

Piperno affronta anche il tema del boicottaggio delle università e degli ospedali israeliani. Il governo israeliano, spiega, può certamente essere criticato, ma non è d’accordo con il boicottaggio di queste istituzioni. Nelle università, infatti, arabi e israeliani convivono e studiano insieme. Perché dunque boicottarle? Lo stesso vale per gli ospedali, luoghi nei quali arabi e israeliani non soltanto convivono e lavorano insieme, ma si prendono cura gli uni degli altri. Sono proprio questi spazi di incontro e collaborazione che, secondo Piperno, dovrebbero essere preservati e valorizzati.

Ghaleb Bencheikh
Comment apaiser les cœurs

filosofo islamico, presidente della Fondation de l’Islam de France

È poi la volta di Ghaleb Bencheikh, filosofo dell’Islam. Egli sottolinea la necessità di avere qualcuno che ci dica “non abbiate paura”, perché finché c’è qualcuno che ci incoraggia riusciamo ad andare avanti.

Il coraggio, spiega, significa seguire la propria coscienza, avendo come riferimento il valore della giustizia. Nell’Islam esistono almeno quattro categorie di paura. La prima è quella naturale, che appartiene anche agli animali e della quale non dobbiamo vergognarci; la seconda riguarda il proprio cuore e i propri valori etici; la terza è una paura «ritrovata»; la quarta, invece, è quella condannabile.

Occorre avere pazienza e sapere quando invocare e supplicare Dio. Lasciarsi guidare non significa rassegnarsi: da soli non riusciamo a risolvere tutto, perché esiste qualcosa che ci supera.

Anna Maria Cavalletti
Anche nella paura, si ode la voce del cuore

dottore di ricerca in letteratura cinese Université Paris Cité e membro del Centro Studi di Tonalestate

A chiudere gli interventi è Anna Maria Cavalletti. La relatrice, esperta di letteratura cinese, inizia il suo intervento spiegando come nella lingua cinese esistano diversi caratteri per esprimere la parola «paura», accomunati però dalla presenza del radicale «cuore».

Un particolare che suggerisce come la paura non sia necessariamente qualcosa di negativo: può diventare una situazione capace di interrogarci e di spingerci ad ascoltare quella voce del cuore, concetto particolarmente caro al professor Giovanni Riva. Questa voce può essere intesa come la coscienza, quell’impronta misteriosa che ciascuno porta dentro di sé e che ci spinge a ricercare e a dialogare con il senso delle cose.

Nel corso dell’intervento, Anna Maria Cavalletti presenta le poesie di quattro importanti letterati cinesi, accomunati, in parte, dall’esperienza dell’esilio. Essere lontani dalla capitale, e quindi dal centro dell’Impero, rappresentava infatti un’esperienza drammatica e dolorosa.
Con Xie Lingyun scopriamo che non esiste un uomo «perfetto» nell’ascoltare la voce del cuore: è una questione universale, che riguarda tutti. La sua poesia ci suggerisce inoltre che la paura non nasce soltanto di fronte a un luogo sconosciuto e lontano, ma può essere anche la paura di rimanere soli.
Li Bai, forse il poeta cinese più conosciuto in Europa, ci mostra invece come, anche davanti a un’apparente situazione di bene, armonia e bellezza, non si debba smettere di interrogarsi sulla propria vita.
Con Du Fu, poeta del realismo, emerge invece l’idea che anche la natura possa avere paura di ciò che attende l’uomo.

Infine, attraverso Liu Zongyuan, incontriamo il desiderio di cercare un Creatore di tutte le cose, che si manifesta proprio quando il poeta sale sulla cima dei monti. Un Creatore che agisce spesso là dove l’uomo meno se lo aspetta.
La relatrice conclude ricordandoci che anche per noi la voce del cuore non smette mai di parlare. Per poterla ascoltare servono attenzione, silenzio e osservazione, così da riuscire a coglierne i segni. “Bisogna trovare persone che abbiano gli stessi sentimenti e ci aiutino ad ascoltare questa voce del cuore”.


La giornata prosegue con la tavola rotonda moderata dalla professoressa Angela Volpe. Tutti i relatori si lasciano provocare dalle domande, soprattutto da quelle poste dai giovani studenti universitari.

È un momento cruciale dell’Università Estiva e uno degli elementi che maggiormente la caratterizzano: in un mondo nel quale troppo spesso si parla di guerra tra le fedi, Tonalestate diventa un’isola di pace, uno spazio nel quale persone appartenenti a tradizioni diverse possono convivere, incontrarsi e dialogare sinceramente.

La serata si conclude al Teatro di Vermiglio, dove siamo ospiti del concerto del Corpo Bandistico Ossana-Vermiglio.
È anche questo un modo attraverso il quale Tonalestate cerca di collaborare con il territorio che ospita le sue edizioni, valorizzandone le realtà, le persone e le iniziative culturali.