Noli Timere; anche le cose più innocenti vivono di tormenti
Il Tonalestate nei suoi anni ha ospitato e accolto i drammi, le ferite e le angosce più profonde degli esseri umani in ogni parte del mondo.
Il Tonalestate, in tutti questi anni, non ha avuto paura di farlo, anche se questo
significa essere disturbati nella propria tranquillità, essere scossi nella propria
coscienza e, soprattutto, significa accogliere l’imprevisto, un imprevisto che non si può controllare e che insegna ad accogliere un pensiero e un’azione che
non provengono da me.
Il Tonalestate non nasce per contemplare narcisisticamente se stesso, ma nasce
per essere e per promuovere la cultura dell’incontro, e l’incontro comporta
inevitabilmente un rischio se è incontro autentico con altro da sé.
Allora la vera paura che il Tonalestate vuole vincere è proprio la paura
dell’incontro. Ma perché il Tonalestate vuole lottare contro questa paura e
vede in essa il pericolo più grande per l’umanità? Perché noi, normalmente,
abbiamo paura che l’incontro comporti perdere identità, comporti perdere
persone che, forse, possono innamorarsi di altri ideali e esperienze diversi dai
propri, comporti perdere convinzioni e criteri a cui siamo abituati da tempo,
insomma abbiamo paura di perdere ciò che ci illudiamo di possedere, cose e
addirittura persone.
Così, dominati da questa paura, noi adulti insegniamo ai giovani la diffidenza,
il sospetto, la critica costante, il cinismo e l’accusa e, così, questi nostri stessi
giovani non scelgono, non rischiano, non amano. Eppure, è nel rischio
dell’incontro che i criteri e gli ideali che seguiamo sono messi alla loro
verifica ed è nel rischio dell’incontro che si vede se l’ideale è stato
personalmente fatto proprio, trasmesso e ricevuto a sua volta.
È nel rischio dell’incontro che si impara ad amare, che si impara la sofferenza,
che si scopre l’appartenenza, che si rivela l’unità di tutti gli uomini, che si
scopre il senso della vita e, soprattutto, che si scopre la propria vocazione,
senza la quale non si può vivere.
Il Tonalestate non può, per sua stessa natura, tapparsi le orecchie e il cuore e
non può insegnare a farlo, anche se rischia di perdere amici e compagni,
giovani e adulti, perché il Tonalestate, come il suo fondatore, è un’azione non
una reazione, è una proposta non una condanna, è una compagnia non un
esercito, è una passione per l’uomo e non un reclutamento, è una libertà e non
un possesso, insomma è una comunità educante e vuole essere il posto in cui
l’incontro e la verità trovano la loro casa.
In questi giorni, cari studenti, cari professori e docenti, cari amici e colleghi,
abbiamo scoperto di cosa dobbiamo davvero avere paura: del controllo, del
possesso, del sospetto, del criticismo continuo, della competizione, della
vendetta, della superbia e del disprezzo.
La vera paura, infatti, è la paura di se stessi quando non si crede veramente in
ciò in cui si dice di credere.
In questi giorni, cari studenti, cari professori e docenti, cari amici e colleghi
abbiamo imparato che siamo chiamati a costruire, ad amare un progetto
comune di cui tutti siamo responsabili e non spettatori.
E qual è questo progetto? Non si tratta di costruire nuovi edifici fatti di
cemento e pietra, ma di invocare e domandare un nuovo Spirito: “spirito di
sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di
conoscenza e di amore dell’Eterno”.
Questo Spirito che fa agire non per paura ma per amore dell’uomo è il vero
logo dell’Università del Tonalestate e sarà il segno della nostra comune
appartenenza.
Questo è il nostro progetto comune cari studenti. In questa università non
s’imparano solo conoscenze, concetti, materie e storie, ma qui il vero progetto
educativo ed accademico consiste nel generare uomini e donne “ardenti di
carità”, come abbiamo ascoltato, che si prendono cura gli uni degli altri, che
sono compagnia gli uni agli altri, che si spezzano, come il pane, gli uni per gli
altri.
Allora cari studenti “non abbiate paura della notte, ma proseguite la strada con
noi”. Questa strada del Tonalestate senza confini e recinti, che tutti siete
chiamati a costruire perché possa continuare ad esserci e possa essere percorsa
da uomini e donne di ogni popolo e cultura: da tutti!
E allora. “Caminante, sí, hay camino y ese nuestro camino se hace al andar”.
Auguro a tutti noi questo cammino. Grazie.

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