Sursum corda!
E arriviamo alla terza e ultima giornata dell’International Summer University del Tonalestate, dedicata alle scienze, alla letteratura, all’arte e alla filosofia.
The God of Love and Fear: don’t be Victor Hugo, la peur des misérables, la peur dans Les Misérablesafraid to be afraid
Il primo relatore della giornata è stato il professor Hovasse, professore di letteratura francese, che anche quest’anno ci ha accompagnato nella lettura de I Miserabili di Victor Hugo attraverso la chiave della paura. Ripercorrendo alcuni episodi del romanzo, ha mostrato come, in situazioni di buio e disperazione, l’incontro con un’altra persona possa permettere di superare la paura e ritrovare la speranza. È il caso del vescovo Bienvenu con Jean Valjean, di Cosette con Jean Valjean e dei giovani universitari che si battono per la Repubblica sulle barricate.
Oltre la paura. Per una società della fiducia
Dalla letteratura passiamo al diritto con il professor Tommaso Greco. Le parole chiave del suo intervento sono state “sicurezza”, “paura” e “fiducia”. Ha ricordato che la violenza non crea sicurezza e ha messo in discussione il modello di sicurezza di Hobbes: “Il contrario della paura non è la speranza, ma la fiducia”.
Di fronte alla paura, ha indicato due possibili vie. La prima è guardare la realtà per quella che è, senza lasciarsi condizionare da una rappresentazione distorta, sottolineando anche la responsabilità dei mass media. La seconda è mettere in gioco la fiducia, soprattutto quando la paura è più forte, rispondendo alla violenza in modo diverso, come avviene, ad esempio, nella giustizia riparativa.
Presentazione del Centro Universitario Diocesano “Giovanni Riva”
È poi stata presentata, attraverso la testimonianza di Ester Vecchi, Luis Orellana e Giovanni Spallanzani, l’esperienza del Centro Universitario Diocesano “Giovanni Riva”, nato nel 2021 dall’accordo tra la Diocesi di Albano e l’Opera di Nazaret. Il Centro, nella località di Cava dei Selci, nel comune di Marino, ha come proposito quello di “accompagnare giovani studenti nel loro percorso universitario, ampliando il loro orizzonte di studi e di vita tramite iniziative culturali e sociali, cosicché possano essere risvegliate in ciascun giovane le domande fondamentali dell’esistenza, arrivando a prendere le scelte decisive per la vita”. Infatti, il Centro, grazie anche alla grande stima dell’attuale vescovo, Vincenzo Viva, funge settimanalmente da sala studio per gli studenti, ma ospita anche incontri culturali guidati da un tema scelto insieme ai giovani all’inizio dell’anno, oltre a uscite culturali e ritiri tenuti da don Nicola Riva. La struttura offre anche una Domus, ovvero un luogo dove gli studenti universitari maschi possano fare esperienza di una vita comunitaria.
“Davvero le sue attività e il percorso fatto ampliano il nostro orizzonte, che altrimenti sarebbe chiuso solamente sui nostri esami, sui nostri problemi e sui nostri stati d’animo”.
Il Centro è dedicato al professor Giovanni Riva, il quale dedicò la sua vita alla formazione, all’educazione e all’accompagnamento dei giovani, testimoniando loro l’incontro con Gesù Cristo.
Rileggere Manzoni
A seguire, Gian Guido Folloni, nel suo intervento “Rileggere Manzoni”, ha riletto I Promessi sposi alla luce delle paure e dei conflitti del nostro tempo. Partendo dalla situazione internazionale e dal senso di impotenza di fronte alle guerre, ha mostrato l’attualità della vicenda di Renzo e Lucia, poveri e deboli di fronte al potere di don Rodrigo.
Attraverso le figure di don Rodrigo, fra’ Cristoforo, don Abbondio e l’Innominato, Folloni ha richiamato il tema del rapporto tra potere, diritto e giustizia, sottolineando la necessità, oggi come allora, di luoghi di ascolto, di testimonianza e di realizzazione della giustizia. Al termine del romanzo, ha ricordato, è la Provvidenza a permettere a Renzo e Lucia di ritrovare la propria vita: la storia dei Promessi sposi, ha concluso, è anche la nostra storia.
Non avere paura, perché io sono con te
A concludere la mattinata è stato Sua Eccellenza Marcello Semeraro, con una lezione dal titolo “Non avere paura, perché io sono con te”. Partendo dal concetto di “paura liquida” di Bauman, ha ricordato che la paura appartiene all’esperienza umana e rivela la nostra precarietà e il nostro bisogno di aiuto.
Attraverso diversi episodi della Bibbia, tra cui l’Annunciazione a Maria, ha mostrato come la fede non significhi l’assenza della paura, ma la fiducia nella presenza di Dio anche quando non comprendiamo come, quando e perché si realizzeranno le sue promesse. Richiamando anche il dipinto di Vladimir Sabillòn presente nel manifesto del Tonalestate, ha ricordato le parole di Gesù ai discepoli nella tempesta: bisogna fidarsi di Lui. “L’essere cristiani”, ha aggiunto, “è essere in mezzo alla tribolazione della vita quotidiana”. Ha concluso invitando a non rimanere bloccati dalla paura, ma a seguire l’esempio di Mosè, sempre protesi in avanti, verso ciò che amiamo, sapendo che Dio ci precede.
Prospettive internazionali di studenti universitari

Nel pomeriggio, l’International Summer University ha proposto la tavola rotonda “Prospettive internazionali di studenti universitari”, moderata da Monica Lanzoni. Quattro studenti provenienti da diverse parti del mondo hanno portato ai relatori Peter Kuznick e Gian Guido Folloni le proprie domande, inquietudini e paure di fronte alla situazione globale.
Dal Salvador, Cèsar Vasquez ha parlato delle profonde disuguaglianze dell’America Latina e delle paure concrete che queste generano, sottolineando la necessità di assumersi la responsabilità del mondo in cui si vive e di creare luoghi di dialogo e condivisione tra giovani: “Al di là delle differenze siamo fratelli”.
Amishai, studente statunitense, ha parlato della responsabilità delle nuove generazioni di fronte alle grandi sfide globali, soffermandosi in particolare sulla pace e raccontando la propria esperienza di studente israeliano in un campus statunitense, dove promuove il dialogo tra studenti israeliani, palestinesi e l’intera comunità universitaria.
Madeleine Zappia, da Bruxelles, ha posto la domanda su come uscire dalla rassegnazione: “La pace è ancora possibile?”. Ha sottolineato la necessità di riconoscere il volto umano delle grandi questioni globali e di costruire una “casa comune” attraverso legami e gesti concreti. Tra le sfide per i giovani ha indicato anche l’immigrazione e il cambiamento climatico.
A chiudere gli interventi è stato Taisei Horio, dal Giappone, che ha raccontato il proprio incontro con il Tonalestate. Prima di questa esperienza faticava a guardare sé stesso e il mondo con fiducia; l’incontro con persone capaci di vivere concretamente la speranza, a partire dalla professoressa Volpe, lo ha portato a cambiare prospettiva e a entrare in contatto con i giovani del Movimento Universitario The Others. Il suo desiderio è che quanto vissuto al Tonalestate non rimanga soltanto un buon convegno, ma che possa tradursi in un cambiamento concreto nella vita quotidiana.
Kuznick e Folloni hanno quindi risposto alle domande degli studenti. Kuznick ha riconosciuto la responsabilità della propria generazione nel lasciare ai giovani un mondo segnato da numerosi conflitti, ma ha anche sottolineato la capacità delle nuove generazioni di reagire e impegnarsi: “C’è ancora un punto di svolta”. Folloni ha invece sottolineato il valore delle domande emerse, in particolare quella decisiva: “Adesso che l’ho capito, come posso fare?”.
Da qui l’invito ai giovani a non smettere di interrogarsi e a imparare a leggere criticamente la realtà.
“Faremo una casa bellissima”: lo spazio architettonico come luogo di riparo e di incontro”
A chiudere il programma del Tonalestate è stata una tavola rotonda sull’architettura, moderata da Cecilia Ferrari, con i professori Pasquale Cucco, Simona Salvo e Pietro Vecchi. Il tema, “Faremo una casa bellissima: lo spazio architettonico come luogo di riparo e di incontro”, ha mostrato come l’architettura possa essere al servizio dell’umanità, creando luoghi di dialogo, riparo e accoglienza.
Ciascuno ha portato uno studio di caso in cui si vede come l’architettura debba essere al servizio dell’umanità, creando luoghi dove l’uomo possa vivere momenti di dialogo, di riparo e di accoglienza.
Ad esempio, Pietro Vecchi ha parlato dell’architetto giapponese Kenji Imai, molto innovativo per il suo tempo, che ha costruito il Memoriale dei ventisei martiri di Nagasaki. Il luogo fa memoria dei 26 cristiani uccisi dopo la violenta persecuzione iniziata nel 1596. L’autore ha cercato di fare memoria anche attraverso la disposizione dello spazio e i materiali scelti.
Il secondo a parlare è stato Pasquale Cucco, che ha mostrato, attraverso i concetti di giustizia, bellezza e armonia, il progetto dell’architetto Fabrizio Caròla: l’ospedale di Kaédi, in Mauritania. L’edificio è stato pensato sì come funzionale per il malato, ma anche per chi andava a trovarlo: una “famiglia-terapia” che badasse non solo alla struttura, ma anche alla qualità di vita integrale della persona.
Infine, la professoressa Simona Salvo ci ha riportato alla figura dell’architetta Lina Bo Bardi, molto innovativa per il suo tempo, che dal 1945, anno in cui si trasferì in Brasile, iniziò a fare un’architettura impegnata nel sociale: il recupero di palazzi abbandonati che diventano luoghi di incontro per i cittadini, ma anche luoghi in cui poter esprimere le proprie doti artistiche e culturali.
A porre i saluti finali è stata la direttrice del Centro Studi del Tonalestate, Paola Eletta Leoni, che ha pronunciato le conclusioni del Tonalestate. Ha ricordato come l’International Summer University abbia affrontato tante tematiche senza paura, anche quando erano scomode o difficili.
«La vera paura che il Tonalestate vuole vincere è proprio la paura dell’incontro (…) È nel rischio dell’incontro che si impara ad amare, che si impara la sofferenza, che si scopre l’appartenenza, che si rivela l’unità di tutti gli uomini, che si scopre il senso della vita e, soprattutto, che si scopre la propria vocazione, senza la quale non si può vivere».
Ha quindi detto ai giovani di non avere paura, ma di continuare il cammino insieme al Tonalestate, dove tutti possono trovare il vero senso delle cose e dove vengono accompagnati a trovarlo. Li ha infine invitati a intraprendere questo cammino insieme.
Elena Lanzoni ha lanciato l’invito alla prossima edizione del Tonalestate.
L’edizione si è conclusa ufficialmente con lo spettacolo “Il loro grido è la mia voce”, un intenso momento di ascolto e riflessione incentrato sulla lettura delle poesie di Haidar Al Ghazali, poeta di Gaza, con l’accompagnamento musicale di Luis Carlos Orellana. Haidar ci ha raccontato della sua vita e del perché pensa che la poesia possa essere una forma per costruire la pace.
La lettura dei brani, intervallata dai brani musicali, è stata un’ottima forma per concludere l’edizione di quest’anno.

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